Non ogni maledetta domenica

Vi dico la verità: io sono uno di quelli che fino all’altro ieri (in verità fino a qualche settimana fa, però dire fino all’altro ieri rende meglio l’idea) non avevano intenzione di andare a votare per le primarie del centrosinistra. E se uno mi chiedeva perché, ero pronto lì a fare l’elenco di tutte le cose che non mi convincevano proprio, di queste primarie. Per esempio, che le regole erano state fatte un po’ alla come viene, e che il Pd per far correre i propri candidati era stato costretto a rinnegare e correggere le proprie. Ecco, che forse prima di fare le primarie di coalizione, era meglio fare quelle di partito, ché l’eventualità di avere un candidato premier, come nel caso in cui dovessero vincere Renzi o Puppato, che non è nemmeno leader del proprio partito non mi sembrava proprio lo scenario migliore possibile. Che invece qui, da buoni italiani, si era fatta una cosa a metà. E poi, a chi mi chiedeva perché non volevo votare per queste primarie, dicevo anche che in fin dei conti, continuare ad avere Monti al Governo non mi dispiaceva poi tanto, ché anche se incarna idee politiche molto distanti dalle mie, se non altro Monti, sotto quel loden da tecnico, è comunque un politico, e per uno nato nell’87 come me, che ha passato gran parte della sua vita governato da Berlusconi, vedere qualcuno che prende decisioni politiche era già di per sé una bella novità. Ma soprattutto, sempre a quello che mi chiedeva perché non volevo votare per queste primarie, rispondevo che era ora di dare un bello scossone al sistema, e che per darlo non si poteva mica rivolgersi ai soliti professionisti della politica, neanche a quelli giovani. Che per far tornare a funzionare la democrazia, non si poteva passare dai partiti, ché non l’hai visto come si compartono i partiti? Che quindi, più di facce nuove, c’era bisogno di modi nuovi. Ecco, insomma, io fino all’altro ieri pensavo che oggi me ne sarei rimasto a casa, che fuori fa pure freddo, e mi sarei guardato le partite in santa pace come ogni maledetta domenica. E invece… Continua a leggere

Farci l’abitudine, ahimè

Quello che sta emergendo dalle prime indagini sui lacrimogeni di via Arenula, cioè che non siano stati lanciati dall’interno del Ministero della Giustizia, ma solo rimbalzati sulla parete dell’edificio e poi caduti a terra sulla folla, sembra oggettivamente più che plausibile sotto diversi aspetti. Aspetti che sono stati ben evidenziati sia da Il Post che da Massimo Lugli de La Repubblica, avvalorando quindi la versione data dal questore di Roma, Fulvio Della Rocca, e confermata poi anche dalla perizia del Ra.C.I.S. arrivata ieri pomeriggio. Ciò è senz’altro un bene, perché è meglio sbagliare mira piuttosto che sospendere la democrazia. È meglio l’imperizia dell’abuso. Come è un bene il fatto che sia il Ministro Cancellieri che il Ministro Severino stiano comunque portando avanti le indagini nel tentativo di arrivare a stabilire una verità che vada al di là di ogni possibile dubbio.

Ciò che è male, invece, è che in molti eravamo pronti a credere che quei lacrimogeni potessero essere stati veramente lanciati dall’interno del Ministero. Che in molti, davanti alla gravità del fatto, eravamo pronti a far prevalere comunque l’“ormai non ci stupisce più niente”. Del resto, quando ad uccidere è un sasso vagante e non un proiettile, o quando si arrestano pericolosi criminali pronti a colpire nascosti dentro la scuola Diaz, o quando un giovane ragazzo col corpo tumefatto viene dichiarato morto per cause naturali, poi che dei lacrimogeni possano essere sparati dall’interno di un Ministero non ti sembra più così assurdo. Ecco, ciò che è male, è che alla fine anche su certe cose ci fai comunque il callo.

E proteggimi dai lacrimogeni

Queste paese ci ha tristemente abituato agli abusi delle proprie forze di polizia. Il G8 è ancora lì, come una ferita aperta che non si può, o non si vuole, rimarginare, e chissà per quanto ancora resterà tale. Ed esiste il pericolo ormai, come accade sempre quando ci si abitua alle cose, di non prestare più la dovuta attenzione a certi episodi. O al contrario, in una logica tipicamente da ultras, di segnarseli tutti con il desiderio, un giorno, di vendicarli uno per uno.

Ma è bene che i lacrimogeni lanciati l’altro ieri dal palazzo del Ministero della Giustizia non rientrino in questo elenco: quello delle esagerate e superflue manganellate, o degli spaventosi ed inutilmente violenti arresti. Quei lacrimogeni rappresentano qualcosa di ben più grave. Perché qui le forze dell’ordine non si sono soltanto nascoste dietro il solito, fastidioso, scudo dell’anonimato, che da sacrosanta difesa per chi ha il difficile compito di gestire l’uso della forza diventa troppo spesso propellente per sfogare la propria prepotenza. Qui lo scudo è rappresentato addirittura da un palazzo dello Stato, quello Stato che è il custode ultimo del monopolio legittimo della forza, affidatogli proprio dai cittadini per essere difesi. Ecco, qui lo scudo sono diventati i cittadini stessi, lo scudo sono diventato io, perché quel palazzo ci e mi rappresenta.

Ecco perché io, fossi nei panni del Ministro Severino e del Ministro Cancellieri, renderei prioritario su qualsiasi altra cosa trovare e punire i responsabili. Occorre bucare il muro di gomma dell’omertà che viene solitamente eretto quando accadono episodi come questo. Così come occorre evitare di ammorbidire la mano della giustizia, in apparenza sempre molto delicata quando deve abbattersi contro i tutori dell’ordine. Ed occorre farlo anche velocemente. Perché un Governo che già non possiede la legittimità elettorale per governare, non può permettersi di far passare anche solo l’idea di amministrare in maniera illegittima pure il potere coercitivo di cui è monopolista. Rischierebbe di perdere tanta della sua già discussa credibilità. E non so se sia un bene che questo accada.