È colpa mia

E insomma, l’altra sera ero lì che guardavo lo scontro del secolo, lo show dei record, “il duello Frost/Nixon de noantri”, o in qualunque altro modo vogliate chiamarlo, ché tanto ci siamo capiti, e sentivo crescermi dentro questo senso di malessere senza riuscire però a capire bene da cosa dipendesse. Non era certo per le parole del Cavaliere, che pure in passato erano ben capaci di farmi ribollire il sangue, né per il rischio che queste potessero farlo tornare ai fasti elettorali di un tempo – non che il rischio non ci sia, come avverte oggi anche Dario Di Vico sul Corriere Della Sera, però, se il centrosinistra comincia anche solo a pensare di poter perdere, poi finisce che perde davvero. Non era neanche la triste constatazione di come Santoro e Travaglio, devoti al dio share, avessero costruito un programma su misura per la riscossa berlusconiana, allestendo una corrida dove il torero prende ad accarezzare il toro, invece di infilzarlo a dovere – mentre D’Avanzo era lì che si rigirava nella tomba. Ma non voglio spendere altre parole su questo, ché Ludovico Bessegato ha detto già tutto il dicibile. E quindi, dicevo, ero lì che guardavo, tra il nauseato e il divertito, questa rimpatriata di vecchi amici dove, come sempre accade nelle rimpatriate, è la tristezza a farla da padrona, senza riuscire a dare un nome al malessere che sentivo crescermi dentro. Poi, finalmente, oggi ho realizzato di cosa si trattasse. Continua a leggere