Perdere, e perderemo

Mi sento ancora malissimo per la batosta rimediata ieri. Non temete. Passerà. Ho perso anche Coppe dei Campioni, e sono sempre riuscito a superarlo. Ce la farò anche stavolta. Però, volevo un attimo appuntarmi un pensiero che mi viene in mente ogni volta che perdo un’elezione, e la cosa mi è già successa diverse volte, più di quanto non sia accaduto con le Coppe dei Campioni. Un pensiero che tutte le volte mi convinco sia in realtà sbagliato, che non può essere così, e che quindi merita di essere ricacciato immediatamente nel mio subconscio. Ed è lì che resta, fino alla sconfitta successiva. Quindi ho pensato valesse la pena, per una volta, appuntarmelo, prima di convincermi di nuovo della sua infondatezza, ché tanto lo so che presto si riaffaccerà con forza. E il pensiero, che a quanto pare è lo stesso a balenare pure nella testa di Leonardo, anche se il suo è ovviamente molto meglio articolato del mio, è il seguente. Continua a leggere

Ve lo meritate, Beppe Grillo

Non ho ancora guardato alcuna proiezione. Mi mancano sia la voglia che il coraggio per farlo. Però possiamo comunque prendere i sondaggi pubblicati recentemente, ché per il ragionamento che mi appresto a fare vanno bene lo stesso. In particolare segnalo quelli, divertentissimi, se non fosse per i risultati che certificano, resi noti da YouTrend negli ultimi giorni – in barba al divieto di pubblicare sondaggi nei 15 giorni precedenti il voto. Sondaggi nei quali si ufficializza il superamento del 20% delle preferenze per il “camerlengo di Genova”. Il che vuol dire che tra i vostri amici, uno su cinque vota per Grillo, e se nessuno dei vostri amici vota per Grillo significa che, innanzitutto siete stati molto bravi e fortunati nella scelta dei vostri amici, ma anche che in giro ci sono intere combriccole che invece lo fanno. Ora, per carità, ognuno vota chi vuole. Si chiama democrazia, e non sono qui certo per metterla in discussione – anche se la storia ci insegna che ogni tanto, se vogliamo funzioni bene, questa democrazia, occorre farla correre dentro un recinto con dei paletti belli alti, ma noi ormai arriviamo un po’ tardi per quelli, vedi la legge elettorale, quella sul conflitto d’interessi, la costituzione di una cultura civile e di un senso dello Stato degni, appunto, di un paese democratico. No, semmai, quello che mi interessa fare, è mostrare quanto prevedibile e, ahimè, del tutto inutile ai fini del miglioramento del Paese sia il successo elettorale del MoVimento 5 Stelle (sì, lo so che c’è la fila al momento; che vi devo dire, aspetterò il mio turno). Continua a leggere

La Cometa Hyakutake

Beh, ormai credo tutti voi l’abbiate letto, visto, sentito, twittato, condiviso: ieri, più o meno a quest’ora, si è dimesso il Papa. Io purtroppo non sono un esperto di diritto canonico, né di segreti vaticani, come invece ho scoperto essere la maggioranza degli italiani, per cui non ho molto da dire al riguardo. Più che altro, diciamo che a me ‘sta cosa che anche il papa può dimettersi, non lo so il motivo, ma mi ha dato un gran senso di sollievo. Forse perché riporta tutto, anche l’incarico di portavoce di dio, ad una dimensione più a misura d’uomo. Un modo per ribadire che il benessere della persona viene, sempre e comunque, prima di tutto il resto, anche quando questa persona è il papa. E, insomma, a me è sembrata subito una cosa molto bella. Speriamo solo se ne ricordino anche quando ci sarà da discutere del benessere di altre persone, lì in Vaticano.

Ad ogni modo, più che discutere delle dimissioni del Papa, mi interessava fermare un attimo questo momento, metterlo nero su bianco. Perché, a parte le battute e i commenti ironici che ci hanno occupato per gran parte della giornata di ieri, non lo so mica se ci abbiamo riflettuto tanto su cosa voglia dire storicamente questa cosa. Come quando vai a vedere il Giudizio Universale di Michelangelo, tanto per rimanere da quelle parti, che finché ci stai con la faccia attaccata, non ce la fai a renderti conto di quanto sia enorme, magnifico, straordinario. E noi mi sa che abbiamo ancora la faccia attaccata. Voglio dire, io non me ne intendo tanto, ma ho letto che ‘sta cosa del papa che si dimette è successa solo altre cinque volte in quasi duemila anni di storia. L’ultima nel 1415. Qualcosa come la Cometa Hyakutake, che “passa una volta ogni settantamila anni”, eppure a noi non frega granché. Solo che non ho capito ancora se a noi non frega granché “perché domani c’è da dare il ramato”, oppure perché non siamo più in grado di coglierne il senso. La storia la intendiamo ormai come qualcosa del tutto personale, che riguarda solo noi, e non come qualcosa di collettivo, che riguarda l’intera umanità. Nel primo caso forse va anche bene, che non ci frega un granché della Cometa Hyakutake; nell’altro un po’ meno, mi sa.

Because the pop is love

Quando studio, io ascolto la musica. Lo faccio da sempre. Ricordo che una volta, quando andavo ancora al liceo, chiesi alla mia professoressa di poter ascoltare della musica in classe, durante lo svolgimenti di un tema. Io, come pure diversi miei compagni, ero solito andare in giro con un lettore cd portatile. I lettori mp3 non c’erano ancora. O forse sì, ma non lo sapeva nessuno. Ad ogni modo, la professoressa, evidentemente molto progressista, mi diede il permesso, e così io feci l’intero compito con in cuffia il disco di debutto della mia più fresca scoperta musicale dell’epoca, i Clap Your Hands Say Yeah. Altri tempi. Continua a leggere