Ve lo meritate, Beppe Grillo

Non ho ancora guardato alcuna proiezione. Mi mancano sia la voglia che il coraggio per farlo. Però possiamo comunque prendere i sondaggi pubblicati recentemente, ché per il ragionamento che mi appresto a fare vanno bene lo stesso. In particolare segnalo quelli, divertentissimi, se non fosse per i risultati che certificano, resi noti da YouTrend negli ultimi giorni – in barba al divieto di pubblicare sondaggi nei 15 giorni precedenti il voto. Sondaggi nei quali si ufficializza il superamento del 20% delle preferenze per il “camerlengo di Genova”. Il che vuol dire che tra i vostri amici, uno su cinque vota per Grillo, e se nessuno dei vostri amici vota per Grillo significa che, innanzitutto siete stati molto bravi e fortunati nella scelta dei vostri amici, ma anche che in giro ci sono intere combriccole che invece lo fanno. Ora, per carità, ognuno vota chi vuole. Si chiama democrazia, e non sono qui certo per metterla in discussione – anche se la storia ci insegna che ogni tanto, se vogliamo funzioni bene, questa democrazia, occorre farla correre dentro un recinto con dei paletti belli alti, ma noi ormai arriviamo un po’ tardi per quelli, vedi la legge elettorale, quella sul conflitto d’interessi, la costituzione di una cultura civile e di un senso dello Stato degni, appunto, di un paese democratico. No, semmai, quello che mi interessa fare, è mostrare quanto prevedibile e, ahimè, del tutto inutile ai fini del miglioramento del Paese sia il successo elettorale del MoVimento 5 Stelle (sì, lo so che c’è la fila al momento; che vi devo dire, aspetterò il mio turno).

Tutto nasce da questa idea, storicamente innata ma che ogni tanto riemerge con maggior vigore, che Laggente® siano di gran lunga migliori (Laggente® vogliono il verbo al plurale) di chi li rappresenta. Tale assurda concezione è quanto di più distante dalla realtà possa esserci, ma a Laggente® piacciono pensare sia così. Del resto è evidente quanto autoassolutorio risulti un siffatto pensiero. In verità, però, se io ho un sacco pieno di palline colorate e ne estraggo alcune, magari può capitare che tiri fuori solo palline blu e nessuna rossa, certo è difficile, ma può accadere; quello che invece non potrà mai avvenire è che io, da un sacco pieno di palline colorate, estragga un cubetto. Insomma, come recita quel famoso proverbio, quando in un paese si nasce tutti tondi, non si può essere rappresentati da dei quadrati. E noi, in Italia, nasciamo tutti tondi. Certo, l’ingresso in politica, che come qualsiasi altro sistema seleziona gli elementi più funzionali per la propria sopravvivenza, necessita di alcune particolari caratteristiche degli individui – egoismo, opportunismo, falsità, doppiogiochismo, facciatostaggine, et similia – che non sono certo le caratteristiche proprie delle brave persone. Però, diciamo anche che con gli italiani, questa selezione non è neanche troppo difficile; anzi, semmai il difficile è evitare che il sistema imploda a causa dei troppi elementi che presentano i requisiti buoni per entrarci.

Se non l’avete ancora capito, in pratica vi sto un po’ insultando (ma tranquilli, mi ci metto dentro pure io, figurarsi). Perché è vero che nella politica ci sono corruzione e favoritismi, ma nella stessa misura in cui sono presenti anche in tutte le altre sfere della nostra vita quotidiana – quante volte avete saltato la fila grazie ad una conoscenza, e quante altre volte, trovandovi nella posizione per poterlo fare, avete fatto passare avanti chi vi pareva a voi? È vero che nella politica c’è il familismo, ma ne troverete tanto pure guardandovi attorno, a partire già dalle quattro mura domestiche – quante volte siete stati raccomandati dalle vostre madri o zie, e quante volte avete avvantaggiato un vostro prossimo ai danni di uno sconosciuto? È vero che i politici pensano solo ai propri interessi e fanculo gli altri, ma mi sembra difficile trovare qualcuno che non faccia lo stesso – quante volte avete messo l’auto in doppia fila, o nel posto riservato ai disabili, incazzandovi poi quando invece vi siete trovati voi bloccati dall’auto di qualcun altro? Ecco, insomma, potrei andare avanti così ancora per molto, ma penso di aver già reso abbastanza bene il concetto. E sì che mi sono fermato alle cose piccole, del quotidiano, senza tirar fuori il non fare o chiedere la fattura, gli appalti truccati, le truffe per fregare l’assicurazione, la mafia – vi siete mai chiesti perché abbiamo la criminalità organizzata migliore del mondo?

Come si diceva più sopra a proposito dell’autoassoluzione, Laggente® non è che tutto questo non lo sappiano, ma sono parecchio bravi a dimenticarselo, o comunque a pensare che loro lo fanno solo perché sono costretti, ché è così che fan tutti – sai quante volte mi sono passati avanti, e mio figlio, ha studiato così tanto, e l’auto è solo per cinque minuti, cosa vuoi che sia. Laggente® tutto questo lo sanno, così come lo sa pure chi, ogni tanto, si alza la mattina e decide che è giunto il momento di far aprire gli occhi a tutti gli altri, ché non vedete la corruzione, il familismo e l’egoismo che ci sono in politica? Perché l’assoluta certezza che hanno Laggente® è che Quelli® (cioè i politici, loro nemici giurati) non siano degni di rappresentarli. Per cui, sono convinti che quelle terribili palline vadano scacciate, per prendere così finalmente il loro posto. Purtroppo si dimenticano di essere anche loro delle palline. Ora, ed è qui che torniamo a Grillo e al suo movimento, questa cosa è stata fatta piuttosto spesso nel corso della nostra storia – un breve ripasso: Mussolini, Giannini, Bossi, Berlusconi – e sicuro si ripeterà ancora. Chiamatela la ripetitività del male, se volete. Del resto il meccanismo, i cui ingranaggi principali sono la demagogia e l’indignazione per come vanno le cose, quindi difficilmente inceppabile, è semplice quanto efficace, e funziona più o meno così: a un certo punto qualcuno del villaggio si rende conto che mentre lì si spala merda, nel castello c’è chi beve champagne, e allora comincia ad urlare ai suoi compaesani «Presto, prendete i forconi e andiamo a fargli il culo», e quelli prendono tutti quanti il loro bel forcone e si incamminano verso il castello incazzati e cantanti (Uhm… Dov’è che lo già vista questa cosa? Lo stadio, c’entra lo stadio…). Mai nessuno che dica agli altri «Mammamia, questo villaggio è pieno di merda! Presto, prendete le vange e facciamoci il culo per ripulirlo». Mai. In nessuna favola. Sarà perché se no così si perde la scena di loro che si mettono in marcia incazzati e cantanti. Risultato: mentre il castello cambia continuamente i suoi residenti, il villaggio rimane comunque sempre pieno di merda.

Alla fine del 2010 ebbe molto successo in giro per il mondo un pamphlet scritto da Stéphane Hessel, che è un signore che di cose importanti ne ha fatte nella sua vita, e la cui grandezza umana ed intellettuale è indiscutibile. Eppure, se ora, più che novantenne, si era ritrovato un po’ sotto le luci della ribalta, lo doveva ad un libello intitolato Indignatevi! (ADD Editore) – qui l’intervista sul libro rilasciata a Che Tempo Che Fa – arrivato in cima alle classifiche di vendita, prima in Francia, e poi un po’ ovunque, persino qui da noi. O forse dovrei dire soprattutto qui da noi. Perché se c’è una cosa che a noi italiani non manca, quella è la capacità di indignarci. E poco importa che magari questa nostra indignazione sia figlia di un altro ben meno nobile sentimento, cioè l’invidia, e non nasca, invece, dalla consapevolezza che il benessere personale passa attraverso quello di tutti, per cui guai a chi lo minaccia col proprio comportamento: siamo sempre pronti ad indignarci ogniqualvolta se ne presenti l’occasione. Figurarsi poi quando c’è uno che ti incita a farlo continuamente. Ancor prima di capire perché, ti ritrovi con il forcone in mano, incazzato e cantante, in marcia verso il castello. La verità, però, è che l’indignazione da sola non serve a un granché. Certo, può tornare utile quando c’è da isolare qualche mela marcia; ma quand’è marcio l’intero albero, hai voglia ad indignarsi. Ogni mela che si butta via, viene subito rimpiazzata da un’altra, marcia anch’essa.

Insomma, Indignarsi Non Basta, come ha risposto ad Hessel in un libro-intervista (pubblicato da Aliberti Editore) quell’altro arzillo novantenne di Pietro Ingrao, e come in fondo sapeva perfettamente anche lo stesso Hessel, tanto che qualche mese dopo è tornato in libreria con un altro pamphlet intitolato, questa volta, Impegnatevi! (Salani Editore). Perché il punto è proprio quello. Questo paese cambia se cambiano noi. Migliora se miglioriamo noi. E per farlo bisogna impegnarsi tutti, e non impegnarsi a tentare di migliorare gli altri, ma impegnarsi a tentare di migliorare se stessi. Se si nasce palline ma si vuole essere rappresentati da dei cubetti, bisogna impegnarsi a diventare dei cubetti. Tutti. Non c’è alternativa. Certo, mi rendo conto che questo sia molto più faticoso e meno divertente che prendere i forconi e dirigerci, incazzati e cantanti, verso il castello. Però è l’unica strada possibile, se si vuole cambiare le cose, e cambiarle in meglio. Che poi, sotto sotto, non lo si voglia fare veramente, è un altro discorso – che palle la fila, adesso mi invento che c’ho mamma in ospedale così passo avanti; mio figlio è tanto bravo sa, c’ha messo parecchio a laurearsi per colpa di certi professori, ma è intelligentissimo, se ci fosse un posticino nella sua azienda; che cazzo ti suoni con ‘sto clacson, mi sono solo fermato un attimo che dovevo comprare le sigarette.

In altre parole, Grillo e il suo movimento rappresentano l’indignazione. Quella stessa indignazione che ha significato il successo elettorale di quelli elencati prima – altro ripassino veloce: Mussolini, Giannini, Bossi, Berlusconi – ma, ahinoi, nessun tipo di miglioramento per il resto del Paese. Per carità, posso anche convenire con voi che rispetto ad alcuni di quelli sulla lista, Grillo magari possa essere spinto da buone intenzioni, più che da interessi personali. In caso, semplicemente, lo sta facendo nel modo sbagliato. Ad ogni modo questo non cambia le cose, che poi è proprio il nocciolo del problema: non cambiare le cose. E questo perché non si va oltre, se non in modo molto propagandistico, l’indignazione. Manca, cioè, la seconda parte, che poi è quella difficile: metterci l’impegno. E certo, siamo in democrazia, e quindi ognuno vota chi vuole, e ci mancherebbe, però, ecco, mi sembrava giusto farvi presente che Quelli® e Laggente® sono la stessa cosa, cioè noi. Quindi, o ci impegniamo tutti per diventare dei cubetti, o resteremo palline per sempre. E Quelli® e Laggente® continueranno ad esistere, assieme ai forconi e al mettersi in marcia, incazzati e cantanti. Purtroppo però, da quello che mi è parso di capire, il secondo libro di Hessel non ha avuto lo stesso successo del primo.

[Grazie V. per l’idea del titolo]

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2 thoughts on “Ve lo meritate, Beppe Grillo

  1. ho letto con molto interesse tutto l’articolo, e senza dubbi ci sono molte verità, ma io sono cresciuto con mia mamma che portava le palette alla maestra delle elementari per farci metttere i sassi e me in ginocchio sopra se facevo il ” cattivo ” … e ci sono andato. Mai difeso mio figlio davanti a un professore, e potrei continuare, nel tempo la mia indignazione è cresciuta a dismisura, votare negli anni chi poteva portare avanti idee sociali condivisibili non mi basta più, fra un pò(indipendentemente da chi vincerà) faremo la fine della Grecia e voglio risalire chi mi dice che è disposto a cambiare il modo di fare politica, far ritornare la politica ak servizio del cittadino, altrimenti lo faremo affogare nel mar Ligure.

  2. Pingback: Il semipresidenzialismo spiegato bene (breve lezione di diritto costituzionale comparato for dummies) | Socioblog

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