Un vaccino contro l’incompetenza

Come sempre, e per fortuna, non tutti i mali vengono per nuocere. Neanche il male grillino che ci ha colpito nelle ultime settimane, e di cui francamente non avevamo proprio bisogno; ma si sa, quando si è debilitati da così tanto tempo facile che ti becchi il primo virus che gira. Eppure, appunto, c’è anche del buono nell’occupazione a cinque stelle del Parlamento. Dopo tanti anni, infatti, passati a raccontarci che eravamo tutti bravissimi a fare tutto, e che ci vuole?, anni in cui siamo stati tutti deputati e senatori, presidenti del Consiglio e allenatori, ma anche giornalisti, presentatori tv, cantanti migliori di quelli in gara nei talent show o a Sanremo (che ultimamente le due cose hanno preso a coincidere adesso non c’entra), e poi ancora anni in cui siamo stati “tutti poeti, tutti scrittori, tutti profeti e tutti bohémien”, sembra che ultimamente si è tornati a ridare importanza all’avere delle competenze specifiche in quello che si fa. Abbiamo cominciato a guardarci allo specchio e a dirci che, forse, con noi l’Italia non avrebbe comunque vinto il Mondiale, anzi; che tutto sommato stare in Parlamento ci sarebbe tornato difficile e, magari, pure noioso; che, per quanto siamo bravi sotto la doccia, non saremmo comunque in grado di cantare sopra un palco in diretta tv; che, nonostante alle volte i giornalisti sbaglino, noi al loro posto sbaglieremmo comunque di più, e di molto anche.

Insomma, forse abbiamo cominciato finalmente a renderci conto che non sappiamo fare tutto, che per fare la maggior parte delle cose bisogna essere capaci, e che per essere capaci bisogna prima averle studiate e praticate a lungo, che significa aver acquisito delle competenze. “L’unica qualifica cui posso pensare della quale un uomo può ritrovarsi in possesso già alla nascita è quella di idiota”, ha scritto Pulitzer. E certo è ancora troppo presto per dirlo, ma sembra che ultimamente in molti si siano ritrovati d’accordo con le sue parole. Solo negli ultimi giorni, infatti, mi sono imbattuto più volte in letture nelle quali si riafferma la centralità e l’importanza della competenza, del saper far bene ciò che si fa e di lasciarlo fare a chi ne è capace.

Giusto ieri, per esempio, mi è capitato di leggere questo post dell’astrofisico Amedeo Balbi dove viene spiegato brevemente l’effetto Dunning-Kruger, che adesso non vi riassumo un po’ per non sottrarvi il piacere di leggerlo, un po’ perché non ne sarei comunque capace. E appena il giorno prima, invece, riprendendo una parte del libro Io Sono Il Calciatore Misterioso (da poco pubblicato da Isbn Edizioni), Francesco Costa sul suo blog elogiava l’ex calciatore e bandiera del Manchester United Gary Neville per la competenza e la bravura con cui oggi svolge il mestiere di opinionista sportivo, che è proprio uno di quei mestieri che tutti pensano di saper fare quando si è al bar, ma che invece in genere non riesce neanche a chi lo fa di professione (pensate ai programmi di approfondimento sportivo della Rai).

E cosa sono i due rifiuti di Milena Gabannelli e Gino Strada alla proposta dei soliti grillini di essere i loro candidati alla Presidenza della Repubblica se non l’elogio della competenza? Entrambi, infatti, hanno risposto “no, grazie” perché convinti di essere molto più utili agli altri nel continuare a svolgere il loro mestiere, nel fare, cioè, quello che sanno fare meglio, quello in cui sono competenti e anche piuttosto bravi, e convenendo quindi per gli stessi motivi sulla necessità di lasciar fare a qualcun altro il Presidente della Repubblica, qualcuno con le competenze giuste per farlo (nella fattispecie, Stefano Rodotà).

Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.
[…] Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona. Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.
Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.

(Milena Gabanelli su Corriere.it)

Il mio lavoro, il lavoro di Emergency, è questo. E penso che il modo in cui possiamo essere più utili a questo Paese, oggi, sia continuare a farlo, continuare a curare chi ha bisogno, continuare a cercare e proporre soluzioni per correggere il sistema e diventare finalmente inutili […].
Per questi motivi credo sia meglio continuare con Emergency a fare il mio lavoro, che è quello di curare persone, e faccio tanti auguri a Stefano Rodotà.

(Gino Strada sulla sua pagina Facebook)

Insomma, sembra che piano piano stiamo tornando a convincerci di non saper fare tutto, e che sia quindi giusto delegare, metterci nelle mani di chi è capace. E di questa, oserei dire, epocale presa di coscienza dobbiamo ringraziare gli eletti grillini, che facendo della loro incompetenza un vanto, una qualità da sbandierare a destra e a manca, hanno finito per infastidire gli italiani, anche alcuni di quelli che hanno contribuito a farli eleggere, ravvivandone la voglia di vedere gente brava, preparata e competente, in tutti i campi. E chissà che, magari, alla fine il MoVimento 5 Stelle si rivelerà un vaccino, invece che un virus. Un vaccino contro l’incompetenza.

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One thought on “Un vaccino contro l’incompetenza

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