La democrazia spiegata ai (miei amici) grillini

Cari amici grillini, chiariamoci subito: sono in molti a considerare il tentare di parlare con voi una perdita di tempo. Chi dice che non siete altro che bambini un po’ troppo cresciuti che si ostinano a giocare alla rivoluzione, chi vi considera invece semplicemente dei fascisti in erba: in ogni caso, qualcuno con cui è inutile mettersi a discutere. E devo dirvi la verità, se non conoscessi personalmente alcuni di voi, faticherei parecchio anch’io a considerarvi in altra maniera. Ma proprio perché vi conosco, e conosco la vostra buona fede, voglio illudermi che il tempo dedicato a scrivervi quanto segue non sia tempo sprecato. Che poi oltretutto sono sempre stato, e lo sono ancora, fermamente convinto che il tempo impiegato a tentare di far ragionare gli altri non lo sia mai, tempo sprecato.

Per prima cosa devo farvi i complimenti per la candidatura di Stefano Rodotà a Presidente della Repubblica (sulle modalità con cui avete compiuto questa scelta che hanno portato ai giusti rifiuti di Milena Gabanelli e Gino Strada non mi soffermo ora). Perché non solo siete stati capaci di individuare una personalità così largamente apprezzata tra la popolazione, risultato già difficile da ottenere di questi tempi, ma avete anche saputo restituire con gli interessi (e che interessi!) il colpo assestatovi dal Pd durante le elezioni dei Presidenti di Camera e Senato, dimostrando peraltro di aver appreso in fretta i trucchi dei giochi che regolano la politica, quegli stessi giochi a cui dite di volervi rifiutate di partecipare. E credetemi, anche se da tifoso questo ha voluto dire per me rimediare una batosta senza precedenti, da appassionato di politica non posso far altro che abbassarmi il cappello in segno di rispetto, perché quella di Rodotà è la Mossa Kansas City più riuscita di sempre. E, come ci ha insegnato Bruce Willis, “non si può fare una Mossa Kansas City senza un morto”, e qui il morto c’è stato, ed è stato pure bello grosso: un intero partito! Okay, sì, in verità si è trattato più di un suicidio, ma voi l’avete comunque assistito, ed è giusto che ve ne prendiate il merito. Perché era un vostro obiettivo politico (“Bersani sei un dinosauro”, “Dobbiamo mandarli tutti a casa”, &cc &cc..), e l’avete centrato al primo colpo. Questo in politica significa vincere, e quando succede è giusto esserne felici e bisogna festeggiare.

Ora, però, dovete anche capire che la democrazia prevede la presenza di più attori in scena (“uno vale uno”, quella roba lì), tutti ugualmente degni, o indegni se preferite, di rappresentare la propria quota di elettorato. E si dà il caso che al momento oltre a voi sul palcoscenico della politica italiana ci siano altre due forze dotate esattamente della stessa vostra legittimazione elettorale, in quanto rappresentanti di una porzione di paese numericamente equivalente alla vostra. E certo, nessuno avrebbe scommesso prima delle elezioni che foste così tanti – altra vostra vittoria e motivo di festeggiamenti – e chissà, magari presto sarete ancora di più. Tuttavia, in questo momento, non siete altro che una minoranza, esattamente  come lo sono pure tutti gli altri – del resto, va da sé, ci fosse stata una maggioranza, a quest’ora avremmo avuto un governo. Tutto questo per farvi capire che, quando un Parlamento, oltretutto quello stesso Parlamento che secondo voi può funzionare a pieno regime anche senza l’indirizzo politico di un governo che si assuma la responsabilità del suo operato, sceglie qualcosa che non vi piace, lo fa sulla base di una stessa vostra legittimazione democratica.

Certo, sono molte le critiche che si possono muovere a Napolitano per come ha interpretato il suo ruolo in questi sette anni. Io stesso ne ho mosse diverse perché da sempre convinto, e lo sono ancora, che per non sollevare facili accuse di partigianeria da destra abbia aspettato troppo tempo prima di esautorare Berlusconi e sciogliere le Camere – questo, tra l’altro, la dice già lunga sull’attenzione che mette nel tentare di agire in maniera il più imparziale possibile. Eppure, non si può certo imputargli uno scarso senso delle istituzioni dello Stato e uno scarso attaccamento all’unità di questo Paese. Non fosse stato per lui e per la sua credibilità sul piano internazionale, faccio notare, ora ci troveremmo in una situazione ben peggiore dell’attuale, per quanto difficile da credere. E che sia chiaro, a perderci in questo contesto, è più lui che noi. Perché è chiamato, di nuovo, a tappare una fogna da cui esce tanta di quella merda che è impossibile non sporcarsi. E per riuscirci sarà costretto a forzare ancora un po’ l’esercizio dei suoi poteri, attirando nuove critiche sulla sua figura. Napolitano questo lo sa, e da qui la sua volontà di non restare al Quirinale un minuto di più, e se alla fine ha deciso di tornare sui suoi passi, è solo per il senso di attaccamento di cui sopra.

Si può quindi non essere d’accordo sulla sua rielezione. Tutti noi abbiamo fatto il tifo per il nostro candidato preferito (il mio, per dire, era Emma Bonino). Ma non è questa una gara in cui alla fine si perde. Perché “Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”, come recita l’Art. 87 della nostra Costituzione, tra l’altro quella stessa Costituzione che eravate ben felici di veder difesa da Rodotà. Per questo gli insulti a Napolitano sono qualcosa di brutto da vedere. Non è il male assoluto, per quanto possa sembrarvi gattopardiana la sua presenza, e se non lui, almeno la sua figura merita comunque rispetto. Oltretutto mi tocca anche dire che – al di là dei precedenti – trascinare sullo stesso ring due uomini che hanno condiviso e si sono fatti portatori per così tanto tempo delle stesse idee e degli stessi valori, umani prima ancora che politici, è qualcosa che mortifica molto entrambi.

Vi dico tutto questo per farvi capire che la democrazia non è a rischio perché il Parlamento ha espresso un Presidente diverso da quello che proponevate voi – che poi il Pd non abbia voluto sostenerlo è un’altra questione, che peraltro gli costerà sicuramente parecchio in termini elettorali. Nessun Presidente è mai stato votato all’unanimità, e per fortuna, perché i plebisciti non portano mai a niente di buono. Tuttavia, non è nello seguire le prassi costituzionali che si mettono in atto i colpi di Stato; semmai è con le marce su Roma che ciò avviene. E se volete smarcarvi dalle continue accuse di fascismo che vi vengono mosse contro, fareste bene a capirlo il prima possibile. Ora quindi sta a voi scegliere: diventare grandi ed accettare le regole dei regimi parlamentari, o continuare a fare i bambini che giocano alla rivoluzione. Certo non si può continuare a tenere il piede in due staffe. Non si può fare la rivoluzione stando seduti sui banchi del Parlamento, per quanto lasciar trasparire quest’immagine paghi dal punto di vista elettorale. Quindi, nel caso decidiate per la seconda opzione, e nello scriverlo non me lo auguro neanche un po’, fareste meglio a procurarvi dei fucili e prendere d’assalto i palazzi istituzionali. Così, forse, mettersi a gridare “Arrendetevi, siete circondati!!!11!1!11!!” avrebbe anche un senso. Certo, però, quello sì che sarebbe un golpe.

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