La capacità di discriminare

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Mi infastidisce, in particolare, l’accusa di «discriminazione» rivolta ai razzisti. La capacità di discriminare è una facoltà preziosa; giudicando come una stessa cosa tutti i membri di una «razza», i razzisti si dimostrano per l’appunto incapaci di discriminare.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 89]

The Flaming Lips can be heroes

Ancora David Bowie – che ormai è diventato un po’ il patrono musicale di questo blog – e ancora cover di suoi famosi successi. Questa volta a rendergli omaggio sono i The Flaming Lips con questa versione live di Heroes, anche se io vi consiglio di andarvi a vedere quella fatta la settimana scorsa al Late Night with Jimmy Fallon (volevo embeddare direttamente quella, ma WordPress non ne ha voluto sapere). E quando vi chiederete chi è quel tizio strano che canta con addosso soltanto dei tubi luminosi a fargli da mutande – sembra che corpi nudi, tubi e luci psichedeliche siano un po’ il concept che sta dietro al nuovo album dei The Flaming Lips, The Terror, uscito il mese scorso – sappiate che si chiama Wayne Coyne, e che probabilmente vi ricapiterà di vederlo spesso da queste parti.

Ground control to Commander Chris

Martedì 14 maggio, quando qua da noi erano esattamente le 4.31 del mattino, il Comandante Chris Hadfiled della Canadian Space Agency è atterrato sulla Terra dopo aver passato gli ultimi cinque mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Appena prima di lasciarla, però, ha pensato bene di realizzare il primo videoclip registrato nello spazio della storia, e la canzone scelta non poteva che essere quella.

Il narcisismo della piccola differenza

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[…] le cose che fanno litigare le persone e le istupidiscono sono ovunque le stesse. Le due cose peggiori, come si può capire senza andarsene di casa, sono il razzismo e la religione (quando sono alleate, non siamo lontani da quel che immagino debba essere stato il fascismo). Freud aveva terribilmente ragione quando scriveva circa «il narcisismo della piccola differenza»: distinzioni che al visitatore appaiono di nessun conto sono invece l’ossessiva preoccupazione della gente del posto.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 87]

You have to be on our side

“[…] I show them photographs of how Barcelona celebrate. I don’t use videos because I don’t copy Barça’s style. But you see them celebrate goal number 5,868 like they’ve never scored before. This is what you should always feel – until you die.”

Lo dice Jürgen Klopp, allenatore del Borussia Dortmund, in un’intervista su The Guardian, insieme a una marea di altre cose interessanti. Klopp è, almeno secondo me, il prototipo del perfetto allenatore moderno. Tatticamente eccelso come Mourinho – che esattamente oggi tre anni fa vinceva la Champions League con l’Inter battendo proprio il Bayern Monaco, e che è stato invece ampiamente battuto quest’anno sulla panchina del Real Madrid dallo stesso Klopp – ma senza la sua arroganza, sostituita invece da una buona dose di autoironia, quella che hanno solo i grandissimi, e ugualmente bravo a motivare i suoi e a creare il giusto spirito di squadra, peraltro sempre senza dover ricorrere ai fastidiosi trucchi mediatici del portoghese. Sa valorizzare al massimo i giocatori giovani, che puntualmente vede andar via a fine stagione, acquistati da squadre con più blasone internazionale e molto più ricche della sua, dispiacendosi umanamente per la loro partenza, ma sempre pronto a ricominciare tutto daccapo l’anno seguente. È così che è riuscito a costruire nel giro di poco tempo, e partendo quasi da zero, una squadra eccezionale, ritagliandosi un ruolo da protagonista in quella che è una delle storie sportive più avvincenti degli ultimi anni. Klopp è, insomma, la testimonianza che anche i buoni possono vincere, se sono bravi e si impegnano tanto – e questo è un insegnamento che va ben oltre il calcio, faremmo bene a ricordarcelo – ed è anche la ragione per cui sabato sera tiferò Dortmund.

“We are a club, not a company,” Klopp says, “but it depends on which kind of story the neutral fan wants to hear. If he respects the story of Bayern, and how much they have won since the 1970s, he can support them. But if he wants the new story, the special story, it must be Dortmund. I think, in this moment in the football world, you have to be on our side.”

Quo warranto?

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Ci viene qualche volta chiesto «con che diritto» ci arroghiamo l’autorità di trinciare giudizi. Quo warranto? è una domanda vecchia e molto fondata. Ma il diritto e l’autorità di un critico solitario non hanno bisogno di essere dimostrati come quelli di un detentore del potere. È egli stesso per molti versi la propria stessa giustificazione. Questa è la ragione per la quale molti fastidiosi dissidenti sono stati definiti dai loro nemici come «autonominatisi» (ancora una volta, come vedi, siamo di fronte all’accusa surrettizia di elitarismo e presunzione). «Autonominato» mi va benissimo. Nessuno mi ha chiesto di farlo e non sarebbe stata la stessa cosa se me lo avessero chiesto. Non posso essere fatto fuori più di quanto possa essere favorito. Sono felice tra le file di chi lavora in proprio. Se sono sciocco o in forma mediocre, nessuno ne patisce eccetto me. Alla domanda: «Chi credi di essere?» posso rispondere con tutta tranquillità: «E chi sei tu per chiedermelo?»

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 64]

Affinità e divergenze tra Adele e Lana Del Rey

Ho sempre considerato Adele e Lana Del Rey l’una la copia rovesciata dell’altra. Entrambe giovani, brave, seppur in modo diverso, dalla personalità affascinante e per niente trattenute nel mostrarsi, nel mettersi a nudo, difronte al proprio pubblico, tanto nei testi autobiografici – o spacciati per tali – delle loro canzoni, quanto nell’immagine forte restituita dai rispettivi personaggi. Così simili, quindi, eppure così diverse, e, soprattutto, dai percorsi artistici diametralmente opposti. Perché se Adele non è mai stata attaccata, messa alla gogna, per aver cercato il successo, peraltro trovandolo eccome, alla Del Rey questo non è mai stato perdonato. Eppure, in un mondo come quello del pop in cui il pacchetto conta perlomeno quanto quello che ci sta dentro, la bella Elizabeth Woolridge Grant, suo vero nome, non appare certo più costruita, o meno mediaticamente spendibile, della sua antagonista londinese. Semplicemente, le due si rifanno, incarnandoli, a modelli molto distanti tra loro: la vamp nichilista Lana, all’apparenza tutta droghe e tutuaggi, ma che non disdegna affatto neanche feste in piscina a base di champagne e videoarte, contro la ragazza sensibile Adele, che fatica a trovare l’amore perché grassottella, ma comunque sempre capace di batterti in una gara di pinte al bar. Ma c’è dell’altro. Continua a leggere

Sciogliere il popolo

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Se avessi scritto quanto precede da politico disilluso, potrei sembrare come uno di quei petulanti megalomani che non sanno perdonare la pigrizia o la miopia o l’edonismo del loro elettorato. Brecht colse molto bene questo atteggiamento nel 1953, quando commentò un volantino comunista nel quale si rampognavano i berlinesi per la loro sconsiderata sollevazione contro lo stalinismo, suggerendo sarcasticamente che forse il partito avrebbe dovuto sciogliere il popolo e scegliersene un altro.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 61]

Una favola sinistra

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Mi pare tu abbia dedotto, da alcune mie osservazioni sparse, che non sono credente. Per essere assolutamente onesto, è bene che non ti lasci nell’impressione che io rientri nel quadro di generale agnosticismo della nostra cultura. Non sono neppure ateo, quanto piuttosto antiteista. Non solo sostengo che le religioni non siano che semplici varianti della stessa menzogna, ma sono dell’idea che l’influenza delle Chiese e gli effetti della fede siano dannosi. Analizzando le false pretese della religione non desidero, come affettano di desiderare certi materialisti sentimentali, che possano essere vere. Non invidio ai credenti la loro fede. Mi dà conforto pensare che tutta la storia sia una favola sinistra; la vita sarebbe ben misera se le cose stessero effettivamente come affermano i credenti.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 44]

Thank you, Sir Alex

Quando sono nato, lui aveva cominciato ad allenare il Manchester United già da qualche mese. Non so quanti all’epoca fossero consapevoli che il suo sarebbe diventato l’impero calcistico più longevo e vincente della storia recente. Ormai sono quasi 27 anni che segue le partite sempre dallo stesso posto: il suo. Da lì ha guidato la squadra alla conquista di ben 38 trofei. Ieri, dopo essere entrato per l’ennesima volta nel giardino di casa sua, e prima di aver ringraziato tutti per aver contribuito alla costruzione della “più fantastica esperienza” della sua vita, su quel posto ci si è seduto per l’ultima volta. Chissà, magari avrà pensato che finalmente potrà vedere la partita da una postazione migliore.

[foto La Repubblica]