Quo warranto?

Ci viene qualche volta chiesto «con che diritto» ci arroghiamo l’autorità di trinciare giudizi. Quo warranto? è una domanda vecchia e molto fondata. Ma il diritto e l’autorità di un critico solitario non hanno bisogno di essere dimostrati come quelli di un detentore del potere. È egli stesso per molti versi la propria stessa giustificazione. Questa è la ragione per la quale molti fastidiosi dissidenti sono stati definiti dai loro nemici come «autonominatisi» (ancora una volta, come vedi, siamo di fronte all’accusa surrettizia di elitarismo e presunzione). «Autonominato» mi va benissimo. Nessuno mi ha chiesto di farlo e non sarebbe stata la stessa cosa se me lo avessero chiesto. Non posso essere fatto fuori più di quanto possa essere favorito. Sono felice tra le file di chi lavora in proprio. Se sono sciocco o in forma mediocre, nessuno ne patisce eccetto me. Alla domanda: «Chi credi di essere?» posso rispondere con tutta tranquillità: «E chi sei tu per chiedermelo?»

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 64]

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