La “D” è muta

L’altra notte, saranno state quasi le due, tornavo verso casa dal lavoro. Ero ormai quasi arrivato quando, imboccata l’uscita per Monte D’Ago dell’Asse Nord-Sud e girato a sinistra, l’ho visto. Stava proprio sotto il cavalcavia, ma siccome ero sovrappensiero, non mi sono accorto subito della sua presenza ed è finita che l’ho superato di qualche metro. Allora ho inchiodato (la strada era deserta, com’è giusto che sia alle due di notte) e ho fatto marcia indietro per fermarmici proprio sotto ed ammirarlo in tutta la sua grandezza. E mentre lo guardavo mi sono ricordato di quando, alle medie, avevo scritto in un tema che, alla fin fine, l’unica differenza tra l’io e dio era giusto la lettera “d”, e che forse era meglio fare a meno di quella lettera “d”. E la professoressa (vatti ora a ricordare il nome), quando aveva corretto il tema, mi ci aveva scritto di fianco che manco per sogno l’unica differenza era quella “d”, ma comunque aveva deciso di non abbassarmi il voto per questo. E quando l’altra notte stavo lì sotto al poster gigante della nuova campagna promossa dalla UAAR e mi sono tornati in mente il tema e la professoressa, mi sono quasi commosso. Poi sono ripartito.

Ribelli e rivoluzionari

Citazione

Sartre distingueva tra ribelli e rivoluzionari. I ribelli, dice, sembrano segretamente volere che il mondo e il sistema rimangano come sono. Tale permanenza, dopotutto, è la garanzia della loro perdurante possibilità di «ribellarsi». Il rivoluzionario, al contrario, desidera davvero ribaltare e cambiare le condizioni esistenti.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 97]

20 dischi scaccia crisi

Si dice che i contesti svantaggiati stimolino l’intelletto, la creatività, l’arte. Per questo l’Italia sforna da sempre artisti di ogni genere e menti geniali capaci di influenzare il mondo intero, mentre della neutrale Svizzera non che si ricordi un nome che sia uno. Poco male, diranno quelli di voi che farebbero volentieri a cambio: a loro il nostro Rinascimento e a noi i loro caveau pieni di soldi; ma tant’è. Questo per dire che comunque c’è sempre del buono nei momenti difficili: basta solo saperlo cogliere, proprio come accaduto negli ultimi sei mesi. Perché se da un lato la crisi ha senz’altro svuotato parecchio i nostri portafogli, dall’altro ci ha regalato pure parecchie opere niente male. E infatti quelli che seguono, in ordine di uscita per non fare torto a nessuno, sono 20 album eccezionali, ognuno a suo modo (alcuni hanno avuto un risalto tale che non dovremmo stare neanche a parlarne, altri invece segnano dei ritorni storici, e altri ancora sono chicche per impallinati come me); di quelli che in un anno di solito se ne contano sulle dita di una mano, a essere fortunati. E invece quest’anno ce li hanno sparati addosso uno dietro l’altro senza alcuna pietà. E non sembra finita qui visto che ci sono in programma pure diverse altre uscite notevoli, da qui fino a Natale (quelle di Volcano Choir, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand, Nine Inch Nails, Jay-Z, David Lynch, per fare un po’ di nomi). Quindi restate in casa, che tanto un lavoro non ce l’avete, e fate partire Spotify: vedrete che questa crisi comincerà quasi a piacervi. Continua a leggere

Eit spic

Due miei amici su Facebook. Questo per dire quanto il problema dello “hate speech” ci riguardi tutti da molto vicino, e che, per quanto malriuscito sia stato il seminario organizzato l’altro giorno, guarda un po’, proprio dal Presidente Boldrini, abbiamo bisogno che di questa cosa se ne parli il più possibile, possibilmente con la maggior competenza possibile.

Razza umana

Citazione

Per anni, quando mi recavo a rinnovare la tessera d’ingresso annuale al Senato degli Stati Uniti, venivo invitato a compilare due moduli. Il primo richiedeva dettagli biografici, il secondo doveva certificare che avevo firmato il primo sotto giuramento. Ero ben felice per il secondo, perché dove si richiedeva di definire la mia «razza», scrivevo sempre «umana» nell’apposita casella. Ogni volta si arrivava a un battibecco.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 90]

Il semipresidenzialismo spiegato bene (breve lezione di diritto costituzionale comparato for dummies)

Cominciamo sempre dalla fine, noi italiani. Come in questa storia del semipresidenzialismo e della revisione costituzionale. Questione molto di moda ultimamente e che, come per tutte le mode, nella maggior parte dei casi ho visto presentata con superficialità, a mo’ di televoto, di quelli che ti chiedono solo di premere un pulsante colorato sul telecomando e a posto così. Ovviamente le cose sono un po’ più complesse e meriterebbero di essere trattate di conseguenza. Quindi vediamo di fare un po’ d’ordine, che di bizzarrie al riguardo ne ho sentite diverse in questi giorni, e l’idea generale che mi sono fatto è che la maggior parte delle persone non sappia neanche di cosa si stia parlando, quando si parla di semipresidenzialismo; del resto, la maggior parte delle persone non sa mai di cosa si sta parlando. Continua a leggere