La “D” è muta

L’altra notte, saranno state quasi le due, tornavo verso casa dal lavoro. Ero ormai quasi arrivato quando, imboccata l’uscita per Monte D’Ago dell’Asse Nord-Sud e girato a sinistra, l’ho visto. Stava proprio sotto il cavalcavia, ma siccome ero sovrappensiero, non mi sono accorto subito della sua presenza ed è finita che l’ho superato di qualche metro. Allora ho inchiodato (la strada era deserta, com’è giusto che sia alle due di notte) e ho fatto marcia indietro per fermarmici proprio sotto ed ammirarlo in tutta la sua grandezza. E mentre lo guardavo mi sono ricordato di quando, alle medie, avevo scritto in un tema che, alla fin fine, l’unica differenza tra l’io e dio era giusto la lettera “d”, e che forse era meglio fare a meno di quella lettera “d”. E la professoressa (vatti ora a ricordare il nome), quando aveva corretto il tema, mi ci aveva scritto di fianco che manco per sogno l’unica differenza era quella “d”, ma comunque aveva deciso di non abbassarmi il voto per questo. E quando l’altra notte stavo lì sotto al poster gigante della nuova campagna promossa dalla UAAR e mi sono tornati in mente il tema e la professoressa, mi sono quasi commosso. Poi sono ripartito.

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