Dì qualcosa di sensato

Non c’è niente da fare, tra lavoro, studio, e qualche sana ora di sonno (no, di andare al mare proprio non se ne parla) rimango sempre indietro con le letture. Salvo quotidianamente un sacco di articoli e post nella libreria di Safari, consapevole però che la maggior parte di questi non verranno mai più riaperti. Non c’è niente da fare. Eppure ogni tanto, anche se a distanza di giorni, la lista che nel frattempo si è allungata ulteriormente, capita che ne rispolveri qualcuno. Uno di questi che mi è ricapitato sotto agli occhi oggi è stata l’intervista di Aldo Cazzullo a Francesco De Gregori pubblicata dal Corriere della Sera una settimana fa. Ricordo che al momento della sua pubblicazione per qualche ora su Twitter non s’era parlato d’altro, come sempre accade con interviste simili, quelle in cui vecchi pilastri della sinistra — o presunti tali — attaccano e demoliscono la sinistra attuale. Credo nelle redazioni abbiano un nome proprio per chiamare questo genere di pezzi, tipo “il fuoco amico comunista”, qualcosa del genere, con direttori che settimanalmente dànno mandato a qualche redattore di scriverne uno: «Ehi senti, mi serve un pezzo “fuoco amico comunista” per lunedì, senti se Guccini si lascia intervistare». Insomma, niente di eccezionale, all’apparenza, non fosse che in questa di De Gregori ho ritrovato un sacco di pensieri che sono anche i miei, che pure per motivi anagrafici non ce l’ho mai avuta una “mia sinistra” diversa da questa. Alcune di queste riflessioni — che toccano i temi più vari, da cosa voglia dire essere di sinistra oggi, al governo delle larghe intese, da Berlusconi a Ratzinger, passando per Renzi e Grillo — le ho volute mettere qua sotto, a mo’ di appunti, ché magari possono sempre tornare utili un domani. E quasi mi dispiace di conoscere così poco delle sue opere, di non essermelo mai andato a studiare per bene, come magari ho fatto per altri cantautori della sua generazione. Per fortuna che adesso c’è Spotify e posso velocemente porre rimedio a questa mia condizione d’ignoranza.

«Continuo a pensarmi di sinistra. Sono nato lì. Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos’è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia. Tutto questo sta più nell’orizzonte culturale della sinistra che in quello della destra. Ma secondo lei cos’è oggi la sinistra italiana? […] È un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del “politicamente corretto”, una moda americana di trent’anni fa, e della “Costituzione più bella del mondo”. Che si commuove per lo slow food e poi magari, “en passant”, strizza l’occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me».

«Questo governo non piace a nessuno. Ma credo fosse l’unico possibile. Ringrazio Dio che non si sia fatto un governo con Grillo e magari un referendum per uscire dall’euro».

«Comunque nutro un certo rispetto per il lavoro non facile di Letta e di Alfano. Sono stufo del fatto che, appena si cerca un accordo su una riforma, subito da sinistra si gridi all’“inciucio”, al tradimento. Basta con queste sciocchezze. Basta con l’ansia di non avere nemici a sinistra; io ho sempre avuto nemici a sinistra, e non me ne sono mai occupato. Ho votato Pci quando era comunista anche Napolitano. Ma viene il momento in cui la realtà cambia le cose, bisogna distaccarsi da alcune vecchie certezze, lasciare la ciambella di salvataggio ed essere liberi di nuotare, non abbandonando per questo la tua terra d’origine. Non ce la faccio più a sentir recitare la solita solfa “Dì qualcosa di sinistra”. Era la bellissima battuta di un vecchio film, non può diventare l’unica bandiera delle anime belle di oggi. Proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra».

«[Berlusconi] Ha fatto politica solo per proteggere i suoi interessi, senza avere nessun senso dello Stato, nessun rispetto per le regole e, credo, con alle spalle una scarsa cultura generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È imputato di reati gravi e si è difeso dai processi più che nei processi. Che altro vuole sapere? Aveva ragione l’Economist: Berlusconi era inadatto a governare l’Italia. Mi chiedo però anche se l’Italia sia adatta a essere governata da qualcuno».

«Pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra. Meglio sarebbe stato elaborare un progetto credibile di riforma della società e competere con lui su temi concreti, invece di gingillarsi a chiamarlo Caimano e coltivare l’ossessione di vederlo in galera. Non condivido nulla dell’etica e dell’estetica berlusconiana, ma mi irrita sentir parlare di “regime berlusconiano”: è una falsa rappresentazione, oltre che una mancanza di rispetto per gli oppositori di Castro o di Putin che stanno in carcere. E ho trovato anche ridicolo che si sia appiccicata una lettera scarlatta al sindaco di Firenze per un suo incontro col premier».

«Ho trovato inquietante la campagna di Grillo, il suo modo di essere e di porsi, il rifiuto del confronto, le adunate oceaniche. […] Molti elettori e molti eletti del M5S sono sicuramente persone degne e capaci di fare politica. Ma questa idea della Rete come palingenesi e istituzione iperdemocratica mi ricorda i romanzi di Urania».

«[…] mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all’apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente. Magari i fedeli in piazza San Pietro non lo capivano. Ma il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante».

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