Storie epiche

Quando nel 2007 Joshuah Bearman consegnò a Wired il suo pezzo sulla storia di come la CIA riuscì a recuperare i sei diplomatici americani nascosti nell’ambasciata canadese di Teheran durante la crisi iraniana del ’79, dubito si rendesse conto che il suo lavoro avrebbe fruttato un giorno ben tre premi Oscar più un’altra infinità di titoli e nomination varie. E invece poi sono arrivati Ben Affleck, George Clooney e quelli della Warner Bros., e il risultato l’avete visto tutti al cinema l’anno scorso in Argo. Un destino simile potrebbe toccare pure a Joshua Davis, cui negli ultimi anni è capitato di raccontare, sempre su Wired, la storia del più grande furto di diamanti del mondo e quella sull’incredibile vita del creatore di anti-virus John McAfee, dal momento che la prima sta per essere portata al cinema da Paramount e J. J. Abrams, mentre la seconda è appena stata acquistata di nuovo dalla lungimirante – nonché ricca – Warner Bros.

Come racconta il New York Times, messi insieme, i due giornalisti contano circa una ventina di articoli opzionati da case cinematografiche e studi di produzione, che potrebbero un giorno essere trasformati in film. Abbastanza per far credere ai due che, nonostante l’aria che tira per la carta stampata, ci possa ancora essere un futuro per il giornalismo, specie per quello “lungo”: a Hollywood. Per questo hanno appena lanciato Epic Magazine, una piattaforma che raccoglie, pubblica – al momento gratuitamente – e presto commissionerà anche, grandi reportage, a patto che trattino di storie abbastanza interessanti da poter essere portate sul grande schermo: epiche, per l’appunto. “Visto che l’abbiamo fatto un mucchio di volte, di vendere articoli a case cinematografiche, possiamo mettere la nostra esperienza al servizio di altri”, devono essersi detti “i due Joshes”. E chiaro, il loro al momento è solo un esperimento, ma che potrebbe aprire le porte di un nuovo modello di business per chi scrive opere di nonfiction. Infondo, a vedere i precedenti illustri – un nome su tutti: Gomorra di Roberto Saviano – viene da chiedersi come mai non fosse ancora venuto in mente a nessuno di battere questa strada. Certo, quando Carl Bernstein e Bob Woodward buttavano giù la loro inchiesta sullo scandalo Watargate, non era certo perché speravano un giorno di vedersi interpretati al cinema da Dustin Hoffman e Robert Redford, ma tant’è; qui apprezziamo l’idea.

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