Cose che restano (dentro a un feed reader)

Da un paio di giorni sono in vacanza. La stagione al ristorante, forse la più lunga che mi sia mai capitata di fare, è finita. Gli esami di settembre dati. Certo, meno di quelli che mi ero proposto di dare, ma tanto lo sapevo che andava a finire così. Va sempre a finire così. Non ne faccio un dramma. E quindi, insomma, adesso sono finalmente in vacanza. E sì, lo so che in teoria il tempo delle ferie è finito da tempo, che questo più che altro è il periodo in cui di solito si ricominciano le cose (la scuola, il lavoro, la programmazione tv), non quello in cui si mettono in pausa, ma per me è diverso, da sempre. Un giorno magari scriverò qualcosa su cosa voglia dire vivere al contrario rispetto al ritmo normale con cui vive la gente. Del perché, a un certo punto, abbia scelto di farlo. Ma non oggi. Oggi più che altro voglio riprendere tutte quelle cose minori che invece in pausa ce l’ho dovute tenere fino adesso. Tutte quelle storie che mi sarebbe piaciuto approfondire, per poi raccontarle a mia volta, e che lo studio e il lavoro non mi hanno permesso di farlo. Quindi, in pratica, quello che c’è qui di seguito, sono le notizie che stanno salvate nel mio feed reader, messe così, in ordine sparso. Notizie a cui avrei voluto dare spazio qui sul blog, che poi magari qualcuna a rileggerla oggi mi pare meno interessante di quanto non mi fosse sembrata la prima volta, ma vabbè, pazienza, tanto ormai sono passate. E qui è ora di fare un po’ di pulizia, dentro al mio feed reader.

Iniziamo con Moby e Wayne Coyne (come chi?) che se ne vanno a zonzo vestiti da mariachi e cominciano a raccattare su un po’ di gente tra cui un ubriaco vestito da re, un inquietante ginnasta ritmico con tanto di nastro e un gruppo di pattinatrici vestite da fantasmi, e alla fine arrivano sopra il tetto di un grattacielo e fanno una gran festa mentre il sole tramonta. Questo in sostanza il video di The Perfect Life, che ha un ritornello carino che ti fa sentire subito bene, e si trova all’interno del nuovo disco di Moby, Innocents, in uscita a giorni.

Allora, c’è questo piccolo studio di registrazione di East Peoria, Illinois, che si chiama Green Shoe e che indìce un concorso per cantautori emergenti offrendosi di registrare, appunto, il pezzo secondo loro migliore. Solo che poi succede che un giorno, invece dei soliti caricamenti su YouTube, quelli dello studio ricevono una lettera con il testo di una canzone che si intitola Oh Sweet Lorraine, scritta dal novantaseienne Fred Stobaugh in memoria della moglie, la Lorraine del titolo, appena scomparsa dopo 75 anni di matrimonio. Quelli dello studio si commuovono e decidono di registrare il pezzo. E poi succede che il pezzo va in classifica, arriva alla numero uno dei singoli più scaricati di iTunes, e Fred Stobaugh diviene l’artista più vecchio ad entrare nella Hot 100 di Billboard, scalzando uno come Tony Bennett. Ora, la canzone è quella che è, e quella dello studio potrà sembrarvi anche la più infima delle operazioni commerciali, ma resta una delle storie più commuoventi in cui possiate imbattervi.

A proposito di documentari musicali, Google ne ha realizzato uno sui Clash. L’hanno intitolato Audio Ammunition, ci sono gli interventi di Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon, e pure qualche intervista inedita di Joe Strummer. Dura un’oretta scarsa ed è diviso in cinque parti, ognuna delle quali racconta la lavorazione di uno dei cinque album pubblicati dalla band, e che adesso sono stati ristampati in un unico cofanetto. Guardatevelo perché è bellone.

Sempre restando in ambito musicale (giuro che poi la smetto), Amazon UK ha rivelato i suoi numeri sulle vendite di dischi in vinile stilando due classifiche: la prima con i 20 dischi più venduti dal 1999 ad oggi, e la seconda considerando solo i 20 più venduti nel 2013. In entrambe le classifiche al primo posto c’è Random Access Memories dei Daft Punk, ma questa non è una gran notizia. La notizia vera, semmai, è quella che si ricava dall’infografica che sta qui sotto. E per la cronaca: una decina dei titoli che si trovano nelle due classifiche ce li ho anche io.

Ah sì, Jonathan Franzen è tornato a parlar male di Twitter, Amazon e tutta l’Internet in generale, e la cosa l’ha reso un facile bersaglio per un po’, proprio su Twitter e tutta l’Internet in generale. Va detto che questa volta non l’ha fatto durante una delle solite interviste, ma con un lunghissimo articolo pubblicato sul Guardian dal titolo “Che c’è di sbagliato nel mondo moderno”, che poi altro non è che un estratto del suo nuovo libro in uscita a breve – The Kraus Project, un lavoro tutto incentrato sulla figura di Karl Kraus, a quanto pare. Insomma, alla fine nient’altro che fuffa (anche se Franzen, che resta sempre uno dei migliori stendiparole dell’era contemporanea, nel suo polemizzare, butta lì pure qualche osservazione mica da ridere), ma la risposta che è arrivata da Salman Rushdie proprio via Twitter merita tanto.

Poi niente, mi sono accorto che tante delle cose che ho salvato provengono tutte dalla stessa fonte, e cioè L’Ultimo Uomo, che è questa sorta di blog/rivista online che “per ora, pubblica articoli lunghi di sport e cultura pop […] a ritmi umani: diciamo, per ora, un paio di articoli a settimana”. L’ha messo in piedi Tim Small, ospita gli scritti di un sacco di bella gente, e dentro ci trovate praticamente di tutto: un ritratto di Francesco Totti e quello di Justin Timberlake, considerazioni sull’ultimo disco di Kanye West e su Grand Theft Auto V, un elogio della nuova Formula Uno e un’intervista a Costantino della Gherardesca. Quindi, ecco, il consiglio è quello di tenervelo a portata di click.

Vabbè, poi mi pare ci fosse pure qualcosa che volessi dire sul finale di stagione di The Newsroom, ma ormai non ricordo più cosa, a parte forse che mi ha ricordato un po’ il finale di stagione de “Gli Occhi Del Cuore” fatto apposta per i greci. Beh, ad ogni modo, se mai dovesse tornarmi in mente, ve lo faccio sapere.

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