Per il verso giusto

Alla fine ci sono andato. A votare per le primarie del Pd, dico. Ci sono andato, e non era mica scontato. Che già la volta scorsa, che poi era giusto un anno fa, e non erano le primarie solo del Pd ma di tutta la coalizione di centro-fucking-sinistra, vabbè, non pensavo di andarci lo stesso, e dopo invece c’ero andato. Ecco: stavolta ero ancora meno convinto di andarci della volta scorsa, e invece alla fine uguale. Ci sono andato alla mezza in punto, che poi dovevo andare a pranzo da mio nonno, che abita vicino a dove sta il seggio, che non è il mio seggio solito, ma comunque è abbastanza vicino al mio seggio solito, e appunto, è pure vicino a dove abita mio nonno, e quindi pensavo di fare tutto un giro. E allora ci sono andato alla mezza in punto e quando sono arrivato ho visto che c’era la fila, e io non me l’aspettavo di trovarci la fila, ché avevo capito che a ‘sto giro non ci sarebbe andato nessuno a votare, e allora ho pensato “ma tu guarda quanta gente ha il nonno che abita qui in zona e oggi ci va a pranzo”, e già mi stavo preoccupando, perché a mio nonno non gli piace per niente quando arrivo tardi a pranzo, e in genere mi cazzia per bene, però poi ho pensato che non si sarebbe arrabbiato più di tanto se il ritardo era dovuto al fatto che stavo votando per le primarie del Pd. Voglio dire, io non sono neanche del Pd, niente tessera, l’ho votato per la prima volta alle ultime politiche, e tra l’altro solo al Senato; invece mio nonno, lui sì che è del Pd, cioè, mi sa che neanche lui ha la tessera, però le primarie se l’è fatte tutte, since Veltroni, e l’ha votato sempre in tutti questi anni. Quindi ecco, pensavo che gli avrebbe fatto piacere questa cosa che anche il nipote adesso era entrato nel tunnel dei gazebo – che poi in verità il mio seggio era dentro un palazzo e aveva muri, tetto, porte e finestre veri, ma vabbè, fa lo stesso – e delle monete da due euro buttate sul tavolo come alla tombolata di famiglia, e che quindi non mi avrebbe cazziato come al solito per il ritardo.

Poi invece la fila è scorsa veloce, e alla fine non ho fatto tardi. Avevo fatto male a preoccuparmi. Tra l’altro, quando poi sono arrivato da mio nonno e gli ho detto che ero appena stato a votare per le primarie del Pd, pensando di fargli piacere per i motivi di cui sopra, ho scoperto che pure lui stavolta non pensava di andarci a votare, anzi, aveva proprio deciso che non ci sarebbe andato, e poi però Prodi, che pure lui aveva detto che non ci sarebbe andato a votare stavolta, aveva cambiato idea, e allora mio nonno aveva pensato che se aveva cambiato idea persino Prodi, dopo quello che gli avevano fatto, forse pure lui avrebbe dovuto cambiare idea e andare a votare, e a quel punto io ho cominciato a pensare che tutti quelli che erano in fila prima non erano lì perché dovevano andare a pranzo dai nonni, ma perché avevano visto Prodi cambiare idea, e allora l’avevano cambiata pure loro. Ad ogni modo, io pure non pensavo di andarci a votare stavolta, ma poi alla fine ci sono andato lo stesso, ma non perché Prodi aveva cambiato idea, ché io neanche lo sapevo che Prodi aveva cambiato idea finché non me l’ha detto mio nonno.

In verità non lo so neppure adesso, perché poi ho cambiato idea. Sarà stato perché mi sembrava la cosa giusta da fare, e io ho questa cosa che mi piace sempre fare la cosa giusta, che poi magari alle volte la cosa che io penso sia giusta in realtà è sbagliata, però, insomma, ci siamo capiti. Che io non è che voglio fare la cosa giusta perché è la cosa giusta, ma perché mi fa stare bene pensare a me che faccio la cosa giusta, è tipo una sorta di dipendenza, come quelle per le sigarette o la Nutella. Si vede che il credere di fare la cosa giusta mi rilascia qualche tipo di endorfina, o magari sarà che la prima volta che a scuola mi avevano fatto studiare gli stoici mi erano sembrati subito dei gran fichi, al pari degli epicurei, che tra l’altro io l’ho sempre trovate due scuole di pensiero complementari, tipo un governo di larghe intese, e adesso che ci penso bene direi che ci siamo andati pure abbastanza vicino, noi, ad un governo stoici-epicurei, ma facciamo finta che non l’abbia pensata davvero, questa cosa del governo stoici-epicurei.

Insomma, alla fine mi sa che ho cambiato idea per la mia dipendenza da cose giuste, per zittire la mia coscienza, che alle volte sa essere una bella scassacazzi, e nutrire il mio senso di responsabilità, ormai sempre più prossimo all’obesità. Perché se uno dovesse mettersi lì, a pensare razionalmente a quanto senso abbia andare a votare, e non dico l’andare a votare per le primarie del Pd, figurarsi, ma andare a votare in generale, mi sa che non c’andrebbe più nessuno, soprattutto oggi che la legge elettorale è quella che è, o quella che era, o quella che non è, non lo so più, che a un certo punto ho perso il filo. Fatto sta che invece io alla fine a votare ci sono andato. Solo che poi quando sono arrivato lì mi sono reso conto che io non lo sapevo per chi avrei votato. Nel senso, conoscevo tutti e tre i candidati, chi più, chi meno, e avevo pure seguito tutta la campagna elettorale, non sempre con entusiasmo, ma vabbè, e quindi un’idea su quale fosse il mio candidato ideale, considerando che il candidato perfetto non esiste, e mai esisterà, e va bene così, me l’ero pure fatta, solo che non ero sicuro che avrei fatto bene a votarlo. Che poi, detta così sembra una cosa paradossale, e forse lo è, però a me lì per lì sembrava una riflessione sensata da fare, e pure adesso, a dire il vero.

Perché, d’accordo, il mio candidato favorito era Civati, e la cosa mi sembrava piuttosto normale, dal momento che l’altra volta, alle altre primarie, io avevo votato per Vendola prima, e Bersani poi – pentendomene praticamente subito dopo, ma vabbè – e Civati a ‘sto giro mi era parso il più vendoliano dei canditati, e quello con l’idea di partito più simile alla mia, che poi è l’idea di un partito di sinistra-fucking-sinistra. Solo che poi mi è venuto in mente il Nanni Moretti di Caro Diario, quello che, fermo al semaforo, scende dalla Vespa e attacca quell’altro sulla macchina: «Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi ritroverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza…».

Ecco, e allora ho pensato che sì, Civati era il mio candito ideale, quello che mi assomigliava di più, quello più concentrato sui diritti civili e tutto quello che volete voi, ma che però come me e Civati c’erano solo una minoranza di persone in questo Paese, e mi è venuto in mente che invece, per vincere le elezioni, e intendo delle elezioni che non siano le primarie del Pd, bisogna essere maggioranza. E mi sono reso conto che Renzi invece, che ha delle idee un po’ diverse dalle mie, e un’idea di partito di sinistra un po’ meno di sinistra-fucking-sinistra della mia, beh, magari lui assomiglia a un po’ più di gente rispetto a me e Civati, e chissà, magari assomiglia addirittura alla maggioranza della gente, e sempre chissà, magari questo potrebbe pure fargli vincere le elezioni, e intendo delle elezioni che non siano le primarie del Pd. E se le vince lui che è del Pd, vuol dire che pure il Pd le vince, più o meno, e che quindi un po’ le vinco pure io, anche se io neanche sono del Pd, ma vabbè, ci siamo capiti.

Poi certo, si può sempre star qui a discutere se le si voglia vincere davvero, queste benedette elezioni, perché magari a qualcuno potrebbe pure piacere l’idea di stare all’opposizione vita natural durante, che così non si rischia di fare danni. E però così non si riesce neanche a cambiare le cose, e mi sa che invece le cose necessitino di essere cambiate. E insomma, niente, alla fine sono andato lì al seggio alla mezza in punto, visto che poi dovevo andare a pranzo da mio nonno che abita lì in zona, che fino a un momento prima non pensavo neanche di andarci, a votare, e poi una volta lì pensavo che avrei votato per Civati, e invece, pensa un po’ te, mi sono ritrovato a votare Renzi, e vi dirò la verità, mi sono pure sentito bene dopo averlo fatto. Sarà che mi era sembrata la cosa giusta da fare, e io ho questa sorta di dipendenza del dover far sempre la cosa giusta.

[foto NBC News]

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