Per quanto noi ci crediamo assolti

Rubens; The Massacre of the Innocents

Un pensiero veloce sull’abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti, o del finanziamento pubblico, come ha freudianamente scritto il capo di governo Enrico Letta su Twitter, tutto soddisfatto per essere riuscito nell’impresa (sempre che sia un’impresa di cui vantarsi, e sempre che ci sia riuscito davvero). Come a dire: inutile fingere, chiamiamo le cose con il proprio nome, che i rimborsi elettorali non hanno mai mirato ad essere, appunto, dei rimborsi elettorali, ma sempre e solo un finanziamento pubblico sotto falso nome. E poco importa se il finanziamento pubblico ai partiti avrebbe dovuto smettere di esistere anni fa, dopo che eravamo andati a votare per far sì che questo accadesse.

Un pensiero veloce per fotografare questo momento. Perché questo, lo sappiamo, è un Paese che non ha memoria, tanto che oggi siamo lì a esultare per la sentenza della Corte Costituzionale circa la legge elettorale, dopo aver passato gli ultimi mesi a chiederne l’abolizione o la modifica, e a ricorrere fino al terzo grado di giudizio per veder ripristinato il nostro diritto alle preferenze. E non ci ricordiamo che eravamo stati noi, vent’anni fa, a chiedere che non si dovessero più usare, queste benedette preferenze, perché era venuto fuori, guarda un po’ tu, che con le preferenze si finiva per alimentare quei legami familistici e mafiosi – favori e voti di scambio – che da sempre contraddistinguono la vita politica, e non solo quella, del nostro Paese. E allora eravamo andati a votare, nonostante ci avessero invitato ad “andare al mare”, perché quel sistema lì ci aveva stancato: “mai più!”, dicevamo convinti. Ed eccoci invece oggi tutti lì a gridare: “di nuovo!”.

E allora, il mio pensiero veloce sull’abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti, o finanziamento pubblico, che dir si voglia, è quello di imprimerci bene nella memoria questo momento. Così che quando tra vent’anni, o forse anche meno, scenderemo di nuovo in piazza perché stanchi dei legami familistici e mafiosi tra politici accondiscendenti e finanziatori privati dal dubbio mecenatismo – che per allora saranno dilaganti – saremo inchiodati alle nostre responsabilità. Imprimerci bene nella memoria questo momento, oggi che siamo qui a esultare per l’impresa del governo Letta, per ricordarci in futuro che così avevamo voluto noi: ricordarci, quando staremmo in piazza a gridare “di nuovo!” ai listini bloccati, alle gerarchie interne, alle decisioni di partito, che eravamo stati noi a dire convinti “mai più!”. Ma tanto lo so che non accadrà. Ci dimenticheremo pure di questo. E ci crederemmo ancora una volta innocenti. Ancora una volta assolti.

[immagine Art Gallery of Ontario]

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