I migliori dischi del 2013

Cose che non riempiono una vita, ma uno scaffale sì

Lasciate stare che il blog è giovane, e che questa è appena la seconda volta che la pubblico: la classifica dei dischi migliori dell’anno è comunque già tradizione. Devo dire che quest’anno poi è stato particolarmente difficile stilare una classifica, perché era tantissimo tempo che non si sentivano dischi tanto belli tutti insieme. La cosa era parsa già parecchio evidente sei mesi fa, tanto che molti di quegli album che vi avevo presentato allora sono finiti pure nella classifica di fine anno. Anche perché, cause di forza maggiore, in questi ultimi mesi ho perso un po’ l’ascolto e sicuro è andata a finire che mi sono perso qualche altra ottima uscita. Ma la recupererò, non temete. Come fareste bene pure voi a recuperare alcuni degli album che purtroppo non ce l’hanno fatta ad entrare in classifica, pur avendo tutte le carte in regola per farlo. Li elenco velocemente qui, così potete correre a sentirveli su Spotify, ché non ci fate una bella figura a iniziare l’anno nuovo senza averli mai ascoltati: A$AP Rocky, LONG.LIVE.A$AP; Autre Ne Veut, Anxiety; Justin Timberlake, The 20/20 Experience; The Knife, Shaking The Habitual; Kurt Vile, Wakin On A Pretty Daze; Mikal Cronin, MCII; Deerhunter, Monomania; Savages, Silence Yourself; Disclosure, Settle; Jon Hopkins, Immunity; Boards Of Canada, Tomorrow’s Harvest; Valerie June, Pushin’ Against A Stone; Fuck Buttons, Slow Focus; Janelle Monáe, The Electric Lady; Bill Callahan, Dream River; Drake, Nothing Was The Same; Chvrches, The Bones Of What You Believe; Haim, Days Are Gone; Oneohtrix Point Never, R Plus Seven; Franz Ferdinand, Right Thoughts, Right Words, Right Action; Sky Ferreira, Night Time, My Time.

E adesso via con la classificona dei venti migliori dischi dell’anno, o perlomeno dei venti migliori secondo me, ecco.

20.  James Blake:  Overgrown
Probabilmente un passo indietro rispetto all’esordio, ma comunque un gran disco, grazie al quale il giovane James è riuscito a portarsi a casa (forse immeritatamente, ma vabbè) pure il Mercury Prize.

19.  My Bloody Valentine:  M B V
Sarà stata l’attesa ventennale, ma inizialmente non m’era sembrato granché, e invece poi, ascolto dopo ascolto, ha saputo guadagnarsi un posto tra i migliori dischi dell’anno.

18.  Nick Cave & The Bad Seeds:  Push The Sky Away
Ipnotico, elegante, pauroso, malinconico, tutto insieme. Un gran disco, per uno dei migliori gruppi di sempre, guidati da uno dei migliori artisti di sempre.

17.  The Flaming Lips:  The Terror
Ormai lo sapete: qui si venera Wayne Coyne. E già questo basta a far entrare di diritto qualsiasi cosa lui faccia nella classifica di fine anno. Figurarsi quando l’album è ben riuscito come questo.

16.  His Clancyness:  Vicious
Da progetto solista sono ora diventati un gruppo vero e proprio, e hanno sfornato uno dei migliori dischi italiani degli ultimi tempi, anche se di italiano in verità ha ben poco. Sarà forse per quello.

15.  Volcano Choir:  Repave
La dose annuale di Justin Vernon di cui abbiamo tanto bisogno. Non sarà Bon Iver, ma ci andiamo vicini.

14.  I Cani:  Glamour
Certo, hanno perso un po’ di effetto novità e immediatezza rispetto all’esordio, ma allo stesso tempo sono maturati sia nei testi che nelle produzioni musicali. E non era per niente scontato.

13.  Kanye West:  Yeezus
Kanye non può mai rimanere fuori dalle classifiche di fine anno, ché lui ne fa una questione personale. Perché è convinto di essere il migliore, e ogni tanto lo dimostra pure.

12.  Daft Punk:  Random Access Memories
Get Lucky a parte, quello dei due robottoni è stato un disco gigante per tante ragioni (che adesso non stiamo qui a ripetere). Una di queste è che è bello. Punto.

11.  The National:  Trouble Will Find Me
Il disco più malinconico dell’anno, e sicuramente uno dei più riusciti, di quelli che fai partire di continuo perché non ti stanchi mai di ascoltarlo.

10.  Brothers In Law:  Hard Times For Dreamers
Sono tempi difficili per i sognatori questi, lo sappiamo. Fortuna che ci sono questi tre ragazzi di Pesaro a farcelo dimenticare.

9.  Local Natives:  Hummingbird
Loro sono una delle mie band preferite di sempre, quindi sono di parte. Resta il fatto che quest’opera è una perla.

8.  Sigur Rós:  Kveikur
Ve lo dirò con le parole di un mio amico con cui sono volato fino a Malmö per vederli dal vivo: “Hanno fatto un disco che è una randellata sullo stomaco”.

7.  Rhye:  Woman
La sorpresa dell’anno. Un debutto passato ingiustamente inosservato. In verità un capolavoro. PS: loro sono quelli che fanno i video con le donnine nudela gente che scopa.

6.  Baustelle:  Fantasma
Un concept album sulla morte, di quelli che faceva De André: eccolo qui il disco italiano più grosso dell’anno, paragonabile a quello che era stato Wow dei Verdena un paio di anni fa.

5.  Atoms For Peace:  Amok
Potevo io lasciare fuori Thom Yorke dalla classifica di fino anno? Che oltretutto qui è pure in buonissima compagnia: musica per le nostre orecchie.

4.  Arctic Monkeys:  AM
Sono anni che provano a lasciarsi alle spalle l’immagine di ragazzini festaioli, per una più dura da veri rockers, e finalmente sembrano essere riusciti nell’intento.

3.  Arcade Fire:  Reflektor
Il primo gradino del podio spetta a loro, e a questo Bignami di tutta la musica del mondo prodotta nell’ultimo secolo che è Reflektor.

2.  David Bowie:  The Next Day
C’è bisogno davvero di commentare questo disco? Direi che il nome dell’autore basta e avanza come garanzia di qualità.

1.  Vampire Weekend:  Modern Vampires Of The City
Non lo so se merita davvero di stare al primo posto. Quello che so è che ogni volta che lo faccio partire rimango sorpreso di quanto sia bello, come se me lo dimenticassi alla fine di ogni ascolto precedente. E questo fa la differenza.

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