Chiamare le cose con il loro vero nome

Hannah Arendt

Lo so che di impulso verrebbe da non dare peso alla nuova iniziativa della Lega Nord, che sul giornale di partito s’è inventata questa rubrichetta dove viene riportata quotidianamente l’agenda istituzionale del ministro per l’integrazione Kyenge. Un po’ perché quelli del Carroccio ci hanno ormai tristemente abituato a questo genere di iniziative, e come per tutte le abitudini, poi finisce che non ci si fa più caso; un po’ perché ci hanno sempre insegnato che non bisogna investire di troppe attenzioni e importanza le cretinate di chi ha pochi argomenti dalla sua, perché questo è proprio lo scopo delle sue cretinate: ricevere un’attenzione e un’importanza che altrimenti non avrebbe. Però poi mi è tornato in mente Christopher Hitchens e il suo invito a “non essere mai spettatore dell’ingiustizia e della stupidità”. Perché è così che ingiustizia e stupidità avanzano, giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro: con la forza dell’abitudine e della banalità. E l’unico modo per combatterle, allora, è quello di sottolineare ogni volta l’evidenza. Smascherare la banalità e non rassegnarsi all’abitudine. E questo lo si fa, anche ma non solo, chiamando ogni volta le cose con il loro vero nome. In questo caso, razzisti.

[foto Rai Educational]

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