Se continuate così diventerete ciechi (ma sarà perché leggere certe cose su internet fa male agli occhi)

A voler fare quello che la sa lunga, uno potrebbe pensare che l’abbiano fatto in vista della quotazione in borsa. Qualcosa per ingrossare il traffico e poter indossare il loro sorriso migliore davanti ai futuri azionisti. Che, per carità, i post in cui Scanzi detta la linea di partito ai grillini vanno forte, come del resto i pezzi in cui Travaglio s’accanisce contro il presidente della Repubblica, ma meglio non rischiare. E poi così si dimostra di saperci fare, che s’è capito il trucco del mettere le parole “sesso” e “adolescenti” nei titoli per poi sedersi comodi a guardare le curve su Google Analytics impennarsi, mentre i socialini fanno il lavoro al posto tuo. E che ci vuole. Pubblichiamo un articolo nuovo ogni due settimane, e stiamo tranquilli. E quando avremo finito gli articoli nuovi, ripubblicheremo le repliche di quelli vecchi, tipo come fa La7 con Sex and the City, che tanto qualcuno che le guarda lo si trova sempre. Ecco, a voler fare quello che la sa lunga, uno potrebbe pensare tutto questo, ma io non voglio fare quello che la sa lunga: non voglio essere malvagio nel profondo del cuore, o perlomeno, non più del solito. Insomma, se siete iscritti a un qualsiasi tipo di socialcoso (meglio se Facebook, che ‘sto genere di cose funziona molto meglio su Facebook, perché lì l’anteprima mostra pure un’immagine, e allora si ha buon gioco a metterci una foto, magari un po’ sfocata, con delle ragazzine girate di spalle, così, tanto per ricordare che l’articolo parla di “sesso” e “adolescenti”) probabile che nei giorni scorsi qualcuno dei vostri amici abbia pubblicato in bacheca uno degli articoli che Beatrice Borromeo ha scritto su il Fatto Quotidiano per la sua nuova inchiesta a puntate – eh sì, l’hanno chiamata proprio così: inchiesta – intitolata “Sex and teens” (oh, non so se avete capito, ma qui si parla di “sesso” e “adolescenti”). Ora, non è nemmeno troppo importante il chi e il dove, nel senso che qualche mese fa Concita De Gregorio su la Repubblica aveva scritto una cosa dal tono e contenuto simili (il link non ve lo metto, ché non voglio essere corresponsabile del loro aumento di traffico per una cosa del genere, ma vi metto invece l’ottima esegesi che Matteo Bordone ne aveva fatto sul suo blog), al termine del quale il primo impulso che ebbi fu quello di aprire un bordello di baby-squillo, tanto era l’astio che mi aveva causato (l’articolo, ovviamente, non le baby-squillo). Quindi non dirò nulla su Borromeo e Fatto; del resto, ognuno legge i giornalisti e i giornali che si merita. Invece sento di dover spendere un paio di parole sul cosa è stato scritto, perché forse anche basta, no? Cioè, finché argomenti del genere vengono trattati dai contenitori tv del pomeriggio, di quelli che guardano quel genere di persone che poi al primo caldo ammazza i primi famigliari e condomini che si trova sotto mano, posso anche accettarlo, ma quando diventano gli articoli più letti e condivisi del web, un po’ meno. Quindi, innanzitutto, il contenuto. Gli articoli della Borromeo per la verità non mancano di sottolineare che si sta parlando di storie specifiche di alcuni ragazzi e ragazze con cui la giornalista avrebbe parlato, anche molto ben geograficamente localizzate (licei milanesi, nel merito). Quindi no, non parla di adolescenti tout court. Eppure. Eppure è scritto in modo tale da suggerire al lettore l’idea che quella storia lì sia la storia di qualsiasi quattordicenne d’Italia. Con i suoi tanti “oggi funziona così”, “le ragazze sono/fanno tutte così”, “i ragazzi sono/fanno tutti così”, “nessuno si scandalizza più”, “è una cosa per tutti normale”. Ovviamente questo non è vero. E se avete un fratello/sorella di quattordici anni lo sapete pure voi (io, per esempio, ce ne ho uno che sta tutto il giorno sul divano a guardare la tv e a giocare con i videogiochi; poi magari può darsi che quando va a scuola passa il tempo a farsi spompinare in bagno, ma ne dubito; e comunque, nel caso, buon per lui, io non avevo la stessa fortuna quando andavo a scuola, ma io sono di un’altra, castissima, generazione). Se non ce l’avete, comunque, ci sono sempre i numeri, tipo quelli citati da Davide De Luca su il Post, a confermare quanto il buon senso avrebbe dovuto già suggerirvi da un pezzo (ma del resto avrebbe già dovuto suggerirvi pure tante altre cose): no, gli adolescenti italiani non fanno molto sesso. Tanto per farsi un’idea veloce: l’Italia ha una delle medie europee più alte per quanto riguarda l’età del primo rapporto sessuale (siamo oltre i 19 anni), la media si è alzata nel corso del tempo (il che significa che rispetto alla generazione attuale i nostri nonni lo facevano come ricci) e dall’ultimo rapporto OMS viene fuori che solo 1/4 dei ragazzi e 1/5 delle ragazze perde la verginità prima dei 15 anni (probabilmente ragazzi e ragazze che fanno parte di un qualche gruppo scout, ma questa è solo una mia teoria). Quindi no, non c’è nessuna gara a darla via entro il primo anno di liceo, o se c’è, la vincono in ben poche. Questo ovviamente non vuol dire che poi gli adolescenti non parlino molto di sesso; evidentemente ne parlano molto (così, a naso, immagino ne parlino perlomeno quanto ne parlavamo noi alla loro età, ma mi rendo conto che si tratti di un’ipotesi molto azzardata) ma no, non è la sagra dell’accoppiamento che sembra suggerire la Borromeo, o i tanti che come lei ultimamente hanno voluto cimentarsi col genere. E qui arriviamo così alla forma dell’articolo, che poi è la forma che hanno sempre tutti gli articoli di questo genere. Un misto di stupore e paternalismo (ma davvero succede così?; chissà dove andremo a finire; ai miei tempi invece…), condito però con quanti più particolari morbosi l’autore sia in grado di inserire, ché al lettore bisogna pur dargli qualcosa, sennò poi la volta dopo non ti ci clicca più sopra al link su Facebook (d’altronde, forse non ve ne siete accorti, ma qui si sta parlando di “sesso” e “adolescenti”), magari con la scusa del voler riprendere il linguaggio diretto dei protagonisti, senza censura, in nome della veridicità e dell’abbattimento della distanza col lettore. Quindi abbiamo ragazzine che “si fanno stappare”, “sturare”, “aprire”, “sfondare”, e che “fanno orge”, “seghe” e “pompini”, ovvero “vanno di bocca e di mano”, non provano però “orgasmi”, al massimo “ribaltano” ragazzini terrorizzati che “non sanno fare sesso orale”, e poi naturalmente bevono “vodka-pesca o gli shot di rum e pera” e, ma pensa un po’ tu, si fanno persino “tre o quattro canne”. Ora, tralasciamo il modo opposto in cui escono ragazzini e ragazzine dagli articoli della Borromeo – pargoli innocenti e spaventati i primi, tentatrici figlie del diavolo le seconde – anche se ci sarebbe molto da dire a riguardo, invece che dannarsi l’anima sulle quote rosa, e facciamo finta per un attimo che la discriminante sessuale non sia importante, per cui ogni considerazione da fare riguarderà semplicemente ogni quattordicenne in quanto tale. Perché, anche se la Borromeo, e questo bisogna riconoscerglielo, non cala nessun asso dall’alto cercando di imbastire le solite retoriche sul degrado morale dei nostri ragazzi, sui cattivi esempi cui sono sottoposti, l’assenza e l’incapacità dei genitori, i vestiti troppo corti e tutto il resto delle banalità che di solito corredano questo genere di pezzi (vedi l’articolo della De Gregorio di cui sopra), è l’essenza stessa di articoli come questo a scatenare in chi legge reazioni del genere. L’impulso di dire, appunto, ma davvero succede così?; chissà dove andremo a finire; ai miei tempi invece…, quando invece non è vero niente. Queste cose succedono nella stessa identica misura in cui sono sempre accadute, ché in ogni scuola c’era quella che faceva i pompini in bagno o le seghe sotto al banco, quelle che uscivano con ragazzi di un paio d’anni più grandi perché quelli della loro età non se le filavano (vi svelo un segreto: le femminucce maturano un po’ prima dei maschietti; non sono troie, hanno solo degli ormoni), quelle che pensando di fare chissà quale gesto anticonvenzionale e guadagnarsi un po’ di popolarità organizzavano vere e proprie gang bang sul letto dei propri genitori, per tacere poi delle sbornie e dei pomeriggi passati a stonarsi. Ecco, sono cose che succedevano ai miei tempi, come immagino in altre modalità anche ai tempi dei miei genitori, e con altre modalità ancora pure ai tempi dei miei nonni. Per questo sono pronto a scommettere che nulla di tutto questo ha mai impedito ad alcuna di queste ragazze di diventare donne normali, mogli normali, e madri normali – del resto, nessuno ha mai messo in dubbio che farsi fare pompini in bagno o seghe sotto al banco, andare a letto con ragazzine due anni più piccole, partecipare con un po’ di amici ad una gang bang, potesse impedire ad un ragazzo di diventare un uomo normale, un marito normale, e un padre normale, chissà come mai. Non c’è niente di diverso ora, niente cui si possa imputare l’esigenza di diffondere tanto allarmismo (se non la gara a chi c’ha il traffico più lungo tra i siti dei giornali). Non è colpa di internet e dei social network, come non era prima colpa della tv e delle discoteche. Il fatto che tanti adolescenti, soprattutto donne, si sentano meno imbarazzati e più disinibiti nell’affrontare il sesso, o anche solo discorsi su di esso, è dovuto, semmai, a un fenomeno che si chiama secolarizzazione, e, credetemi, in Italia non ce ne sarà mai abbastanza. Magari gli adolescenti facessero più sesso. Lo dico sul serio. Vabbè, magari insegnandogli – sempre che si possa insegnare qualcosa ad un quattordicenne che non ha intenzione di imparare quella cosa – come evitare spiacevoli inconvenienti tipo malattie varie e gravidanze indesiderate (specie in un paese come il nostro in cui è diventato ormai praticamente impossibile riuscire a farsi praticare un aborto dal Servizio Sanitario Nazionale), ma sarebbe davvero una gran cosa se gli adolescenti lasciassero meno interviste alla Borromeo e scopassero di più. Visto mai che qualche accoppiamento in più durante l’adolescenza ci metta al riparo da una società piena di uomini, rancorosi e frustrati per aver dovuto passare anni a farsi le seghe, che una volta adulti non sanno minimamente come porsi nei confronti delle proprie compagne se non a suon di sberle. Uomini che, appunto, avendo avuto rapporti sessuali con quattordicenni quand’erano loro coetanee, forse poi non sentano più l’impulso irrefrenabile di avere rapporti sessuali con quattordicenni divenute nel frattempo coetanee delle loro figlie. Magari gli adolescenti facessero più sesso. Invece, purtroppo, fanno più sesso solo degli allupati di mezz’età che leggono su internet reportage morbosi sula vita sessuale degli adolescenti, finendo così, proprio come la mamma gli aveva sempre detto, col diventare ciechi per davvero. UPDATE:  Mi sono accorto solo ora che anche Massimo Mantellini ha scritto sul suo blog considerazioni simili, ma scritte meglio, ça va sans dire, che meritano ovviamente una lettura.

[foto Nonciclopedia]

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