Se continuate così diventerete ciechi (ma sarà perché leggere certe cose su internet fa male agli occhi)

A voler fare quello che la sa lunga, uno potrebbe pensare che l’abbiano fatto in vista della quotazione in borsa. Qualcosa per ingrossare il traffico e poter indossare il loro sorriso migliore davanti ai futuri azionisti. Che, per carità, i post in cui Scanzi detta la linea di partito ai grillini vanno forte, come del resto i pezzi in cui Travaglio s’accanisce contro il presidente della Repubblica, ma meglio non rischiare. E poi così si dimostra di saperci fare, che s’è capito il trucco del mettere le parole “sesso” e “adolescenti” nei titoli per poi sedersi comodi a guardare le curve su Google Analytics impennarsi, mentre i socialini fanno il lavoro al posto tuo. E che ci vuole. Pubblichiamo un articolo nuovo ogni due settimane, e stiamo tranquilli. E quando avremo finito gli articoli nuovi, ripubblicheremo le repliche di quelli vecchi, tipo come fa La7 con Sex and the City, che tanto qualcuno che le guarda lo si trova sempre. Ecco, a voler fare quello che la sa lunga, uno potrebbe pensare tutto questo, ma io non voglio fare quello che la sa lunga: non voglio essere malvagio nel profondo del cuore, o perlomeno, non più del solito. Continua a leggere

Eit spic

Due miei amici su Facebook. Questo per dire quanto il problema dello “hate speech” ci riguardi tutti da molto vicino, e che, per quanto malriuscito sia stato il seminario organizzato l’altro giorno, guarda un po’, proprio dal Presidente Boldrini, abbiamo bisogno che di questa cosa se ne parli il più possibile, possibilmente con la maggior competenza possibile.

Un vaccino contro l’incompetenza

Come sempre, e per fortuna, non tutti i mali vengono per nuocere. Neanche il male grillino che ci ha colpito nelle ultime settimane, e di cui francamente non avevamo proprio bisogno; ma si sa, quando si è debilitati da così tanto tempo facile che ti becchi il primo virus che gira. Eppure, appunto, c’è anche del buono nell’occupazione a cinque stelle del Parlamento. Dopo tanti anni, infatti, passati a raccontarci che eravamo tutti bravissimi a fare tutto, e che ci vuole?, anni in cui siamo stati tutti deputati e senatori, presidenti del Consiglio e allenatori, ma anche giornalisti, presentatori tv, cantanti migliori di quelli in gara nei talent show o a Sanremo (che ultimamente le due cose hanno preso a coincidere adesso non c’entra), e poi ancora anni in cui siamo stati “tutti poeti, tutti scrittori, tutti profeti e tutti bohémien”, sembra che ultimamente si è tornati a ridare importanza all’avere delle competenze specifiche in quello che si fa. Abbiamo cominciato a guardarci allo specchio e a dirci che, forse, con noi l’Italia non avrebbe comunque vinto il Mondiale, anzi; che tutto sommato stare in Parlamento ci sarebbe tornato difficile e, magari, pure noioso; che, per quanto siamo bravi sotto la doccia, non saremmo comunque in grado di cantare sopra un palco in diretta tv; che, nonostante alle volte i giornalisti sbaglino, noi al loro posto sbaglieremmo comunque di più, e di molto anche. Continua a leggere

Vergognatevi!

Noto oggi che qualche giorno fa, riprendendo sul suo blog una sorta di intervista doppia del Corriere della Sera a Carlo Verdone e Maccio Capatonda, Luca Sofri ha toccato un tema a me piuttosto caro, ovvero la capacità d’indignarsi degli italiani:

Ma Verdone dice anche una cosa molto più sensata e sovversiva, rispetto al conformismo che ha proposto per anni di “indignarsi” e ha rimproverato di “non sapersi indignare” o si è vantato di “sapersi indignare”. Era una balla, il problema di questo paese è che tutti si indignano vanamente, continuamente, fieri e soddisfatti.

Ma ho trovato ancora più interessanti alcune parole espresse durante l’intervista dallo stesso Capatonda nell’offrirci la sua personale chiave di lettura del suo celebre video Italiano Medio:

«Il primo italiano medio è grillino – racconta Capatonda – uno che vuole cambiare le cose, pieno di fervore e malessere perché lotta contro mulini a vento; il secondo è berlusconiano, cresciuto a pane e tv commerciale. Il conflitto tra i due lo vivo sulla mia pelle, è di una generazione che di fronte al bunga-bunga dice “Che schifo!” e allo stesso tempo “Magari!”. Indignarsi sempre o invidiare senza scrupoli sono eccessi, ci vorrebbe una via di mezzo, ma l’italiano medio oggi non ha questa virtù».

“Indignarsi sempre o invidiare senza scrupoli”. Come mi sono già ritrovato a scrivere qualche tempo fa, il nostro problema non è che ci indigniamo troppo o troppo poco, ma che, quando lo facciamo, è perché siamo invidiosi. E si capisce che un’indignazione di questo tipo non giova a nessuno. Non è utile, né nobile. Perché l’indignazione è un sentimento utile e nobile solo quando la si prova davanti a uno specchio. È la vergogna, verso noi stessi prima che verso gli altri, l’unico carburante buono per far partire quel motore, qual’è l’indignazione, che ci porta a migliorare noi stessi, e quindi il mondo che ci circonda. Il non accettarsi così come si è e decidere quindi di impegnarsi per diventare migliori. Con l’invidia, invece, non s’innescherà mai un processo di questo tipo. Quindi, non indignatevi: vergognatevi!