Chiamare le cose con il loro vero nome

Hannah Arendt

Lo so che di impulso verrebbe da non dare peso alla nuova iniziativa della Lega Nord, che sul giornale di partito s’è inventata questa rubrichetta dove viene riportata quotidianamente l’agenda istituzionale del ministro per l’integrazione Kyenge. Un po’ perché quelli del Carroccio ci hanno ormai tristemente abituato a questo genere di iniziative, e come per tutte le abitudini, poi finisce che non ci si fa più caso; un po’ perché ci hanno sempre insegnato che non bisogna investire di troppe attenzioni e importanza le cretinate di chi ha pochi argomenti dalla sua, perché questo è proprio lo scopo delle sue cretinate: ricevere un’attenzione e un’importanza che altrimenti non avrebbe. Però poi mi è tornato in mente Christopher Hitchens e il suo invito a “non essere mai spettatore dell’ingiustizia e della stupidità”. Perché è così che ingiustizia e stupidità avanzano, giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro: con la forza dell’abitudine e della banalità. E l’unico modo per combatterle, allora, è quello di sottolineare ogni volta l’evidenza. Smascherare la banalità e non rassegnarsi all’abitudine. E questo lo si fa, anche ma non solo, chiamando ogni volta le cose con il loro vero nome. In questo caso, razzisti.

[foto Rai Educational]

Guardati dall’irrazionale

Citazione

Guardati dall’irrazionale, per quanto seduttivo. Sta’ all’erta di fronte al «trascendente» e a tutti coloro che ti invitano ad assoggettarti o ad annullarti. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immaginati tutti gli esperti come dei mammiferi. Non essere mai spettatore dell’ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti dànno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere. Sospetta delle tue stesse ragioni, e di qualsiasi scusa. Non vivere per gli altri più di quanto ti puoi attendere che gli altri vivano per te.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 116]

Ribelli e rivoluzionari

Citazione

Sartre distingueva tra ribelli e rivoluzionari. I ribelli, dice, sembrano segretamente volere che il mondo e il sistema rimangano come sono. Tale permanenza, dopotutto, è la garanzia della loro perdurante possibilità di «ribellarsi». Il rivoluzionario, al contrario, desidera davvero ribaltare e cambiare le condizioni esistenti.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 97]

Razza umana

Citazione

Per anni, quando mi recavo a rinnovare la tessera d’ingresso annuale al Senato degli Stati Uniti, venivo invitato a compilare due moduli. Il primo richiedeva dettagli biografici, il secondo doveva certificare che avevo firmato il primo sotto giuramento. Ero ben felice per il secondo, perché dove si richiedeva di definire la mia «razza», scrivevo sempre «umana» nell’apposita casella. Ogni volta si arrivava a un battibecco.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 90]

La capacità di discriminare

Citazione

Mi infastidisce, in particolare, l’accusa di «discriminazione» rivolta ai razzisti. La capacità di discriminare è una facoltà preziosa; giudicando come una stessa cosa tutti i membri di una «razza», i razzisti si dimostrano per l’appunto incapaci di discriminare.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 89]

Il narcisismo della piccola differenza

Citazione

[…] le cose che fanno litigare le persone e le istupidiscono sono ovunque le stesse. Le due cose peggiori, come si può capire senza andarsene di casa, sono il razzismo e la religione (quando sono alleate, non siamo lontani da quel che immagino debba essere stato il fascismo). Freud aveva terribilmente ragione quando scriveva circa «il narcisismo della piccola differenza»: distinzioni che al visitatore appaiono di nessun conto sono invece l’ossessiva preoccupazione della gente del posto.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 87]

Quo warranto?

Citazione

Ci viene qualche volta chiesto «con che diritto» ci arroghiamo l’autorità di trinciare giudizi. Quo warranto? è una domanda vecchia e molto fondata. Ma il diritto e l’autorità di un critico solitario non hanno bisogno di essere dimostrati come quelli di un detentore del potere. È egli stesso per molti versi la propria stessa giustificazione. Questa è la ragione per la quale molti fastidiosi dissidenti sono stati definiti dai loro nemici come «autonominatisi» (ancora una volta, come vedi, siamo di fronte all’accusa surrettizia di elitarismo e presunzione). «Autonominato» mi va benissimo. Nessuno mi ha chiesto di farlo e non sarebbe stata la stessa cosa se me lo avessero chiesto. Non posso essere fatto fuori più di quanto possa essere favorito. Sono felice tra le file di chi lavora in proprio. Se sono sciocco o in forma mediocre, nessuno ne patisce eccetto me. Alla domanda: «Chi credi di essere?» posso rispondere con tutta tranquillità: «E chi sei tu per chiedermelo?»

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 64]

Sciogliere il popolo

Citazione

Se avessi scritto quanto precede da politico disilluso, potrei sembrare come uno di quei petulanti megalomani che non sanno perdonare la pigrizia o la miopia o l’edonismo del loro elettorato. Brecht colse molto bene questo atteggiamento nel 1953, quando commentò un volantino comunista nel quale si rampognavano i berlinesi per la loro sconsiderata sollevazione contro lo stalinismo, suggerendo sarcasticamente che forse il partito avrebbe dovuto sciogliere il popolo e scegliersene un altro.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 61]

Una favola sinistra

Citazione

Mi pare tu abbia dedotto, da alcune mie osservazioni sparse, che non sono credente. Per essere assolutamente onesto, è bene che non ti lasci nell’impressione che io rientri nel quadro di generale agnosticismo della nostra cultura. Non sono neppure ateo, quanto piuttosto antiteista. Non solo sostengo che le religioni non siano che semplici varianti della stessa menzogna, ma sono dell’idea che l’influenza delle Chiese e gli effetti della fede siano dannosi. Analizzando le false pretese della religione non desidero, come affettano di desiderare certi materialisti sentimentali, che possano essere vere. Non invidio ai credenti la loro fede. Mi dà conforto pensare che tutta la storia sia una favola sinistra; la vita sarebbe ben misera se le cose stessero effettivamente come affermano i credenti.

[Christopher Hitchens, Consigli A Un Giovane Ribelle, Einaudi, Torino 2008, p. 44]