The times they are a-changin’ (*)

Pope Francis on Rolling Stone's Cover

(*) At the Vatican.

[immagine Rolling Stone]

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Sempre la stessa storia (?)

Anne Frank

Raccontare continuamente la cosa giusta, serve? Anzi meglio, raccontare continuamente la cosa giusta, ma banalmente giusta, nel senso che tutti, anche i pazzi, la sanno riconoscere come una cosa giusta ormai, serve a qualcosa? Aggiunge qualcosa che non sappiamo già sul suo essere giusto? Insomma, detta più volgarmente, educa? Me lo chiedo non in modo retorico, ma veramente interessato a trovare una risposta. Me lo chiedo come amante delle storie e della loro narrazione, del modo di raccontarle, del messaggio che veicolano. Ma me lo chiedo anche più semplicemente come utente, ascoltare, lettore di queste storie, che poi vuol dire chiederselo come uomo, individuo, persona qualunque. Non c’è il rischio, mi chiedo, di creare una sorta di effetto ridondante nel sottolineare una cosa così banalmente giusta? E non c’è il rischio che questo inutile eco produca poi alla fine l’effetto contrario, cioè quello di farci dire “che palle, ancora con ‘sta storia?”, e quindi di allontanarci da questa? Perché va bene che è una cosa giusta, ma qui c’è la crisi, le rate del mutuo, le cene noiosissime coi colleghi, la partita di coppa, la finale di X Factor; e tu stai ancora qui a raccontarmi le solite cose, che sento tutti gli anni, da quando sono nato? E allora sai che c’è vecchio mio? Io vado a farmi una birra giù al bar, oppure cambio canale, chiudo il giornale, clicco un altro link. Non sto mica qui ad ascoltare te, che mi vieni a raccontare una storia che già conosco, che lo so che mi insegna una cosa giusta, ma mi ha pure un po’ stancato ormai. Continua a leggere

Molto rumore per nulla (considerazioni banali sul nuovo talent show di Rai 3 con la gente che scrive)

Niente, stasera comincia Masterpiece, che è tipo un talent show per scrittori che va in onda su Rai 3 in seconda serata. E già che vada in onda in seconda serata, di domenica, con la gente che va a dormire incazzata ché il giorno dopo è già di nuovo lunedì, mentre quei pochi svegli tengono fisso su qualche programma pallonaro, vuol dire che la rete non è che ci creda poi tanto, del tipo “io lo trasmetto, ma speriamo nessuno se ne accorga”. Certo, poi non si sa mai, pure Gazebo ha cominciato così, e guarda oggi dov’è arrivato, però diciamo che l’impressione è quella. E invece secondo me la cosa è interessante, nel senso, il programma sarà una merda, come tutti i talent show, ma proprio per questo sarà interessante, perché finalmente sarà la letteratura a essere trattata di merda. Mi spiego meglio: di talent show di musica ce ne sono ormai a migliaia, tutti noi li guardiamo, li commentiamo su Twitter, cosa che ci fa sentire un sacco intelligenti, poi a un certo punto tifiamo per qualcuno che ci pare un po’ più bravo degli altri, scarichiamo una montagna di insulti addosso a Morgan, alla Ventura, o a Pelù, e siamo contenti così. Non è che ci aspettiamo di vedere da un momento all’altro sfidarsi sul palco, che ne so, Frank Zappa e Neil Young, Freddie Mercury e David Bowie, o i Beatles e i Beach Boys nella categoria gruppi. Non ce l’aspettiamo, e ci va bene così, perché non siamo lì per vedere sotto i nostri occhi la storia della musica che va avanti grazie a qualche geniale strappo; no, siamo lì sdraiati sul divano per fare quell’unica cosa per cui sarà ricordata la nostra società della comunicazione, ovvero godere di un po’ di sano intrattenimento televisivo. Continua a leggere

DFW, &cc &cc

Che mica lo so perché è diventato il mio scrittore preferito. Voglio dire, tanti dei suoi scritti sono urticanti, volutamente noiosi e complessi, con tutte quelle note a piè di pagina che neanche certi manuali di diritto costituzionale comparato. Perché lui era convinto che il lettore dovesse faticare, almeno un po’ rispetto a quanto non faticasse lui a scrivere. Che poi lui al lettore voleva bene davvero, mica come certi autori da bestseller, che gli raccontano solo ciò che sanno già vuole sentirsi raccontare. Lui il lettore lo rispettava, lo considerava un essere pensante, addirittura intelligente, altrimenti non gli avrebbe mai chiesto tutto quell’impegno, tutto quel sacrificio durante la lettura. È sempre stato il lettore il fulcro dei suoi pensieri, la sua approvazione l’unica cosa di cui si sia mai preoccupato. Perché quando chiedi così tanto, sai che devi dare altrettanto in cambio, oppure nessuno sarà disposto a seguirti. E lui lo dava, altroché se lo dava. Certo, c’era da trattenere il fiato, andare in apnea per seguirlo così a fondo nel suo viaggio all’interno della complessità umana, e all’inizio non è mica facile, che non sei allenato, e devi riemergere continuamente. Poi però, a poco a poco, riuscivi ad andare sempre più giù, e allora lui ti portava a vedere i fondali inesplorati, la loro straordinaria, sconvolgente e terrificante meraviglia, e tu rimanevi a bocca aperta, e capivi che n’era valsa la pena, di tutto quell’impegno, di tutto quel sacrificio. Ma quando scavi così a fondo, lo sai anche tu che un giorno potresti non riemergere. E infatti, esattamente 5 anni fa oggi, David Foster Wallace non è più riemerso. Intrappolato nella fitta rete dei suoi pensieri, annegato nel mare scuro delle sue riflessioni. E noi non ce l’abbiamo più uno così bravo a farci da guida. Ed è un peccato.

Heart-Shaped (deluxe) Box

A settembre saranno vent’anni esatti dall’uscita di In Utero, terzo ed ultimo album in studio dei Nirvana, quello in cui Kurt Cobain e soci vollero provare ad allontanarsi dalle sonorità di Nevermind, che due anni prima li aveva fatti diventare appunto i Nirvana, e che per questo chiamarono Steve Albini ad occuparsi di mixer e microfoni, al posto di Butch Vig. E come successo due anni fa per il ventennale proprio di Nevermind, sono già pronte ricche ristampe e celebrazioni varie per festeggiare la ricorrenza. Una di queste riguarda lo storico, iconico video di Heart-Shaped Box, da qualche giorno disponibile online nella sua versione “director’s cut”, ovvero quella pensata da quel figo di Anton Corbijn, che lo diresse. Dal canto suo invece la Sub Pop ha pubblicato sul suo Tumblr la copia originale del contratto da 600 dollari con cui arruolarono i Nirvana nel 1989. Poi loro passarono alla Geffen, e il resto della storia lo conoscete.

La televisione è la nuova letteratura

Ce lo diciamo ormai da qualche anno, noi pseudo-intellettuali con la spocchia, pronti a scrivere chilometrici saggi sociologici su qualsiasi piccolo nuovo fenomeno culturale. Ora però arriva IL a metterlo nero su bianco sul nuovo numero che esce domani in edicola (con Il Sole 24 Ore), e la cosa non può che farci piacere. Che oltretutto l’autunno è alle porte, e potete già cominciare a tirare fuori il plaid.

[immagine Camillo]

Soon we will know

Non è che possa dirmi un grande fan di J. J. Abrams. Non ho mai visto una puntata di Lost, né Super 8, e neanche i suoi Star Trek e Mission: Impossible; però da ragazzino andavo matto per Alias. Ad ogni modo, adesso se ne è uscito fuori con questo trailer misterioso e tutti si chiedono a cosa si riferisca. Beh, presto lo scopriremo.

Affinità e divergenze tra Adele e Lana Del Rey

Ho sempre considerato Adele e Lana Del Rey l’una la copia rovesciata dell’altra. Entrambe giovani, brave, seppur in modo diverso, dalla personalità affascinante e per niente trattenute nel mostrarsi, nel mettersi a nudo, difronte al proprio pubblico, tanto nei testi autobiografici – o spacciati per tali – delle loro canzoni, quanto nell’immagine forte restituita dai rispettivi personaggi. Così simili, quindi, eppure così diverse, e, soprattutto, dai percorsi artistici diametralmente opposti. Perché se Adele non è mai stata attaccata, messa alla gogna, per aver cercato il successo, peraltro trovandolo eccome, alla Del Rey questo non è mai stato perdonato. Eppure, in un mondo come quello del pop in cui il pacchetto conta perlomeno quanto quello che ci sta dentro, la bella Elizabeth Woolridge Grant, suo vero nome, non appare certo più costruita, o meno mediaticamente spendibile, della sua antagonista londinese. Semplicemente, le due si rifanno, incarnandoli, a modelli molto distanti tra loro: la vamp nichilista Lana, all’apparenza tutta droghe e tutuaggi, ma che non disdegna affatto neanche feste in piscina a base di champagne e videoarte, contro la ragazza sensibile Adele, che fatica a trovare l’amore perché grassottella, ma comunque sempre capace di batterti in una gara di pinte al bar. Ma c’è dell’altro. Continua a leggere